• Agosto 16, 2022

Focolaio nel reparto trapianti all’Umberto I di Roma. Contagiati da infermiere vaccinato anche pazienti appena trapiantati e sanitari con terza dose

Psicosi e sospetti all’Umberto I, dove è stato individuato un focolaio Covid nel reparto trapianti, che ha generato almeno nove contagi tra sanitari e pazienti appena trapianti o in attesa di trapianto.

Il contagio è partito da un infermiere vaccinato che presta servizio nel reparto dialisi e ha contagiato un paziente che seguiva.

Con l’eccezione di un paziente, tutti i positivi avevano da tempo concluso la vaccinazione Covid, uno aveva persino fatto recentemente la terza dose.

Ora la tensione è palpabile nei silenzi degli infermieri, nelle risposte seccate dai medici, che si allontanano di corsa pur di evitare domande. C’è chi giura, a bassa voce, di aver avuto conferma che il focolaio si sta allargando.

“Mi hanno detto stamattina di due medici di un altro reparto risultati positivi, ma è difficile capire cosa succede davvero qui dentro, nessuno di noi può parlare – sbotta un infermiere – . Ma adesso abbiamo paura. Non dovremmo girare per reparti, ma a volte lo facciamo, come in dialisi, e comunque gli ausiliari vanno in giro dappertutto, chi porta le vettovaglie, chi porta le lenzuola e se qualcuno è positivo, il virus va con lui. E come se non bastasse mangiamo negli stessi bar, ci mischiamo”. Indica l’edificio della seconda Clinica Chirurgica, a pochi metri dal Pronto Soccorso. Dietro quelle porte a vetri disposte a semicerchio si nasconde il reparto trapianti, che ieri mattina sembrava congelato, spettrale: vuota la sala d’aspetto, sbarrato il portone che la separa dall’area dedicata ai pazienti.

A livello ufficiale, l’ospedale non conferma né smentisce l’esistenza di altri casi tra il personale o i pazienti dell’Umberto I oltre ai nove già noti. Si è trincerato nel silenzio, dopo aver però diramato una nota ieri mattina. “La tempestiva individuazione dei casi Covid positivi con l’immediato trasferimento nei reparti Covid e l’isolamento dei pazienti negativi in un nuovo reparto appositamente allestito, hanno permesso il contenimento della diffusione dell’infezione – riporta la Direzione generale dell’ospedale – . Le condizioni cliniche dei pazienti e degli operatori sanitari interessati sono buone. L’attività di trapianti non si è mai interrotta come confermato anche dai due trapianti bipolmonari eseguiti nelle ultime 72 ore”.

D’altronde da parte di un ospedale da 1200 posti letto, una vera e propria cittadella della sanità con un passaggio quotidiano di oltre 20mila persone, il fatto che le attività di chirurgia – in particolare se delicata come quella dei trapianti – non vengano interrotte a causa di un focolaio di 9 persone è davvero il minimo sindacale. La domanda che invece non trova risposta è come sia possibile che si sia sviluppato il cluster. Ed è proprio questo il centro delle discussioni di infermieri, medici, ausiliari e guardie giurate.

“E pensare che rispetto ad altri ospedali facciamo più controlli, tutto il personale sanitario fa un tampone ogni 15 giorni”, spiegano le dipendenti del centro informazioni, le uniche a parlare con un po’ più di serenità. Almeno questo aspetto ha trovato una conferma ufficiale, dal direttore sanitario Alberto Deales, che due giorni fa, nell’unica occasione in cui ha parlato con Repubblica, ha spiegato il protocollo di sicurezza del Policlinico. “Non so di altri ospedali che fanno i tamponi periodici a tutti – ha detto Deales – . Noi lo abbiamo sempre fatto, anche adesso che tutto il personale è vaccinato. E di casi, in particolare asintomatici, ogni tanto ne emergono”. Casi che di norma vengono isolati, per evitare la nascita di cluster. Ma il virus viaggia più velocemente di uno screening quindicinale: il focolaio al reparto trapianti lo dimostra.

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