• Dicembre 6, 2022

Grossi guai per le Big Pharma. Johnson & Johnson blocca produzione del talco che “Provoca tumori” dopo maxi risarcimenti. Gsk e Sanofi crollano in borsa. Richieste di risarcimento per 45 miliardi per gli effetti cancerogeni del farmaco Zantac

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Stop alla produzione di talco per bambini Johnson & Johnson dal 2023. L’azienda ha preso la decisione dopo oltre 40mila azioni legali che accusano questo prodotto di contenere amianto e causare tumore. La società nega le accuse e continua a ritenere il suo borotalco sicuro, tuttavia ha annunciato che sostituirà la polvere di talco con una polvere a base di amido di mais, già lanciata sui mercati americano e canadese. 

«Continuiamo a valutare e ottimizzare il nostro portafoglio per essere meglio posizionati per la crescita di lungo termine, questa transizione aiuterà a semplificare la nostra offerta di prodotti» afferma la società. La spiegazione arriva in una breve nota, in cui la società ha affermato di aver preso una “decisione commerciale” per sostituire l’amido di mais con il talco in questo prodotto per bambini dopo aver ricevuto circa 38.000 cause legali che collegavano il suo uso a lungo termine allo sviluppo del cancro.  

Risarcimenti milionari da 2,12 miliardi di dollari 

Alla fine del 2018 sono apparse informazioni che indicavano che J&J sapeva da decenni che il suo talco conteneva amianto, con effetti nocivi per la salute. Da allora, J&J ha affrontato migliaia di cause legali accusando il produttore di aver contribuito allo sviluppo del cancro ovarico nelle consumatrici. Nel 2021 la Corte Suprema degli Stati Uniti condannò l’azienda a risarcire 2,12 miliardi di dollari, in una sentenza a favore di 22 donne che sostenevano di essersi ammalate di cancro dopo aver utilizzato talco per bambini contenente amianto.

La decisione, oltre che alle cause milionarie, è dovuta anche ad altri problemi legali: l’azienda è stata infatti condannata a pagare milioni di dollari a diversi stati, insieme ad altri grandi distributori di farmaci, per la loro responsabilità nella crisi degli oppioidi.   

Gsk e Sanofi crollano in borsa. Richieste di risarcimento per 45 miliardi per gli effetti cancerogeni del farmaco anti reflusso gastrico Zantac

 Nuova caduta alla Borsa di Parigi per Sanofi e a Londra per GlaxoSmithKline a causa delle rinnovate preoccupazione delle case di investimento sui rischi del caso Zantac, il farmaco a base di ranitidina utilizzato fino a qualche anno fa nella cura di gastriti e ulcere e poi ritirato per il sospetto di effetti cancerogeni. In due sedute le azioni Sanofi hanno perso il 16%, le Gsk il 13 per cento. Colpito dalle vendite anche Haleon, lo spin off delle attività consumer healthcare di Gsk che ha precisato a Reuters di non essere coinvolta nelle azioni legali intentate negli Usa per la vendita del farmaco.

A innescare le vendite sui titoli è stato un report di Ubs pubblicato martedì con cui il broker ha tolto la raccomandazione “buy” su Sanofi e sottolineato come tra gli investitori ci sia preoccupazione sui possibili rischi legali anche se la questione al momento non è chiara. «Non abbiamo una visione sulla probabilità e sull’entità di un esito potenzialmente negativo per Sanofi in questa fase, ma riteniamo che anche l’incertezza sarà sufficiente per scoraggiare alcuni investitori», scrive Ubs, ricordando che il farmaco, di cui aveva acquistato i diritti per il Usa nel 2016 da Boehringer Ingelheim, è stato ritirato volontariamente da Sanofi nel 2019 registrando una svalutazione di 352 milioni. Il motivo del ritiro è stata l’individuazione nel farmaco di un agente potenzialmente cancerogeno. Le prime azioni legali avviate negli Stati Uniti contro la vendita di Zantac, ricorda Ubs, saranno discusse in California all’inizio del 2023. Un analista di Deutsche Bank, segnala Bloomberg, ha indicato che un caso verrà discusso in Illinois già questo mese. Gruppi farmaceutici come Sanofi, Gsk e Boehringer sarebbero accusati di non aver adeguatamente informato i consumatori sui rischi del farmaco.

Sono state avviate circa 200 cause contro le case farmaceutiche che hanno commercializzato in passato il farmaco. Entro fine mese dovrebbe arrivare il primo verdetto che riguarda una causa avviata davanti al tribunale dell’Illinois. Secondo gli analisti di Morgan Stanley le cause potrebbero arrivare a costare alle aziende farmaceutiche tra i 10,5 e 45 miliardi di dollari, questo è quanto si evince analizzando precedenti simili.

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