• Febbraio 9, 2023

Il Ministero della Salute in confusione totale. Annullato il decreto che dichiarava inammissibile la richiesta di indennizzo per il decesso da vaccino covid della 37enne Zelia Guzzo

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Si riferisce al decesso dell’insegnante 37enne di Gela Zelia Guzzo, il decreto ministeriale che ha fatto il giro del web negli ultimi giorni e che rigettava la richiesta di indennizzo in quanto decesso da vaccino non obbligatorio. Secondo il decreto, come descritto nel nostro articolo di poche fa a questo link “Italia unica in Europa. Secondo lo Stato la colpa del danno da vaccino covid è di chi si vaccina”, con il consenso informato la responsabilità ricade sul vaccinato anche se muore a causa del vaccino.

Zelia Guzzo è morta a Caltanissetta il 24 marzo scorso dopo 12 giorni di coma per una gravissima emorragia cerebrale scatenata dal vaccino AstraZeneca.

Il calvario di Zelia Guzzo inizia l’1 marzo dopo la prima dose di AstraZeneca. Dopo alcuni giorni con “stanchezza e leggera febbre”, la situazione precipita il 12 marzo. Viene ricoverata a Gela “in uno stato di semi-incoscienza”, la tac mostra diverse trombosi e per questo è trasferita d’urgenza a Caltanissetta. Ma per lei non c’è più nulla da fare. Si spegne a 37 anni il 24 marzo.

Come al solito, grazie allo “scudo penale” imposto dal governo per non dare Giustizia ai danneggiati e ai morti da vaccino, la Procura nel mese di giugno aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine giudiziaria e i legali della famiglia dell’insegnante, Antonio Cozza e Valerio Messina, dissero: “E’ stato accertato dall’esame autoptico  che la nostra assistita, un’insegnante trentasettenne, in perfetta salute, è morta, dopo giorni di agonia, per trombosi polidistrettuale originata dalla somministrazione del vaccino AstraZeneca, in relazione al quale l’Ema il 29 gennaio 2021 aveva approvato la commercializzazione in Europa. Nessuno l’aveva informata che questa poteva essere una delle ‘reazioni avverse’ della pratica vaccinale. Solo successivamente al suo tragico decesso la nota informativa del farmaco Vaxzevria è stata integrata, inserendo la formazione di coaguli di sangue quali possibili effetti collaterali della inoculazione del vaccino, ancorchè rari. Eppure, già all’epoca erano state segnalate reazioni avverse in Europa e vi erano alcuni studi che ponevano in correlazione l’adenovirus, vettore virale, con la trombocitopenia. La donna aveva dunque diritto ad essere informata congruamente sui rischi che avrebbe corso, tanto più che, già all’epoca, numerosi Paesi avevano temporaneamente escluso, o raccomandato di evitare, la somministrazione di quel vaccino”. 

Andrea Nicosia,il marito di Zelia Guzzo, la settimana successiva, manifestò insieme ad altre persone indossando una maglietta bianca davanti al Tribunale di Gela.

In quell’occasione disse: “Sui vaccini non ci possono essere morti di serie A e serie B. Siamo sempre stati favorevoli alle vaccinazioni, tant’è che c’eravamo subito prenotati e Zelia si è fidata dalle istituzioni ed è stata tradita. Nelle perizie c’è il nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e la morte di mia moglie”.

Ad oggi, il fascicolo contro ignoti per omicidio colposo della Procura di Gela resta aperto. I pm hanno chiesto l’archiviazione dopo che i consulenti avevano collegato il decesso della Guzzo alla “rara associazione tra la pratica vaccinale e la ricorrenza di fatali emorragie encefaliche associate a trombosi dei seni venosi”. La gip invece ha chiesto di valutare altri profili “diversi dai sanitari” che non rispondono in caso di decesso o lesioni da vaccino grazie allo “scudo penale”, ordinando di acquisire la “documentazione fornita da Astrazeneca” e le “circolari emesse dal ministero della Salute” sulle vaccinazioni.

Negli ultimi giorni, dopo richiesta di archiviazione del procedimento per lo “scudo penale”, la beffa anche dell’irresponsabilità statale sul piano civile, con il Ministero che ritiene inammissibile la domanda di tutela indennitaria a causa del consenso informato sottoscritto.

Dopo la bufera social scatenata dalla messa in rete del decreto da parte dell’avvocato palermitano Vincenzo Sparti, nelle ultime ore è arrivata ai legali dei familiari di Zelia Guzzo una pec del Ministero con annullamento del primo verbale, su proposta dall’Ispettorato generale della sanità militare al Ministero della Salute. Si legge nella pec che ci sarà una “ulteriore definizione” della pratica “non appena perverranno ulteriori disposizioni delle superiori autorità”.

“Zelia era un’insegnante, per lei la vaccinazione era stata fortemente raccomandata, proprio perché eravamo agli inizi della somministrazione e si è fidata dello Statospiega l’avvocato Messina a Il Fatto Quotidiano –, ma oltre la tragedia c’è stata anche la beffa, con lo Stato che ti abbandona e non ti riconosce l’indennizzo di un importo ridicolo, perché Zelia non tornerà più, ma ha lasciato un figlio di un anno e mezzo”.

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