• Febbraio 9, 2023

Italia unica in Europa. Secondo lo Stato la colpa del danno da vaccino covid è di chi si vaccina

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Con il Decreto Ministeriale del 2 dicembre scorso (riportato nel nostro articolo del 31 dicembre a questo link ), la Direzione Generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure (DGVESC) – Ufficio 4 Indennizzi Legge 210/92 aveva già chiarito che il nostro ordinamento non consente un indennizzo per danni da vaccino covid. Si tratta di un vaccino in cui è richiesta la sottoscrizione di una “liberatoria” e formalmente il cittadino se ne assume ogni responsabilità.

L’unica strada per ottenere Giustizia è intraprendere il lungo procedimento giudiziario per il riconoscimento del danno, che notoriamente dura non meno di quindici anni e spesso anche oltre i venti anni.

Lo dimostrano i numerosi casi, tra cui quello riportato dall’associazione Colibrì Puglia e descritto nella sentenza della Corte di Cassazione n.10629 del 2014 che, dopo un procedimento giudiziario durato 26 anni, ha riconosciuto il risarcimento ad Alessandra Martinelli, in stato vegetativo dal 1988 a causa del vaccino antitetanico e antidifterico somministrato il 20 maggio 1988.

La questione del mancato riconoscimento dei danni da vaccino covid è stata segnalata dall’avvocato di Palermo Vincenzo Sparti, il primo che ha pubblicato il Decreto Ministeriale del 2 dicembre.

Scrive l’avvocato Sparti su Facebook il 30 dicembre: “CHIEDO MASSIMA DIFFUSIONE! Poche didascalie alla nota trasmessami da un amico e collega che patrocina la difesa per gli interessati:1) Come vedete il provvedimento di rigetto è indirizzato agli eredi. Già, perchè si tratta di una giovane maestra morta a seguito del vaccino con riconoscimento ufficiale della correlazione. 2) Gli eredi, conseguentemente, avevano fatto istanza per l’indennizzo. La Legge n. 210/92, infatti, è intitolata “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”. 3) La risposta è quella che vedete, ed a rispondere è l’organo gerarchico del Ministero, essendo stato già rigettata l’istanza in prime cure per la medesima ragione: NON SPETTA L’INDENNIZZO PERCHE’ LA VACCINAZIONE NON ERA OBBLIGATORIA! 4) Spero comprendiate la gravità della situazione e quanto colossale è la presa per i fondelli (con tutto il rispetto)!”

Oggi mercoledì 5 gennaio Il Fatto Quotidiano pubblica: “Covid, il buco dell’Italia sui danni da vaccino. EFFETTI AVVERSI E TUTELE – In Europa siamo gli unici tra i grandi a escludere il risarcimento, sulla base della legge 210/92. Pronte 20 cause civili: rischi per le casse statali”.

Molti cittadini hanno, però, già dato mandato agli avvocati per avviare azioni legali.

Come quella avviata da Paolo Iacobucci, studente universitario di Roma. Suo padre Giuseppe è morto il 22 aprile dello scorso anno, diciotto giorni dopo essere stato vaccinato con AstraZeneca. “È stato stroncato da una trombosi intestinale, che si è propagata a tutto il corpo”, racconta il figlio Paolo. “A provocarla è stato il vaccino, come hanno scritto gli stessi medici del Policlinico Gemelli nella cartella clinica. E io, lo confesso, ho deciso di non vaccinarmi. Non solo perché sono traumatizzato ma anche perché per me è diventata una questione di principio. Le istituzioni mi hanno deluso: non siamo stati contattati da nessuno dopo quanto accaduto…”. Si è rivolta a un legale anche Ivana Mazzarella, insegnante 47enne di Albano Laziale (Roma), dopo aver sviluppato una miopericardite in seguito all’inoculazione della seconda dose di Pfizer. “Mi sono sentita male subito: parestesia ai piedi, pressione sul petto, tachicardia – racconta – e non sono affatto una No Vax, ci tengo a dirlo. Ma ho ancora problemi di salute e non farò la terza dose perché adesso ho diritto al certificato di esenzione. Nel frattempo ho avviato le pratiche per ottenere l’indennizzo”.

Resta al momento il “muro” del Ministero che rigetta le richieste con la scusa di addossare a chi ha firmato il “consenso informato” la responsabilità dei danni subiti.

Ne consegue che, seppur ai primi posti nella classifica europea per copertura vaccinale contro la pandemia, l’Italia è agli ultimi per quanto riguarda la tutela delle vittime di effetti indesiderati.

Il nostro Paese è l’unico, insieme alla Spagna, tra i grandi Ue a escludere l’indennizzo pubblico per le vaccinazioni che il governo si limita a raccomandare, senza renderle obbligatorie. Come quella contro il Covid. L’obbligo vaccinale non esiste ufficialmente in nessuno dei Paesi Ue, sebbene sia quasi imposto tramite il Super Green pass. Eppure alcune nazioni (Francia, Germania, Olanda, Svezia, Austria, oltre al Regno Unito, ormai uscito dall’Ue) hanno esteso le loro normative preesistenti o introdotto meccanismi ad hoc per consentire a chiunque di essere indennizzato dallo Stato. Basta presentare la decisione di un tribunale o altra Autorità competente che comprovi il nesso di causalità tra vaccino ed effetto avverso. La legge italiana 210 del 1992 prevede invece questa possibilità solo in presenza di obbligo vaccinale.

Il Ministero della Salute ha finora respinto le richieste di compensazione presentate da coloro che hanno contratto patologie dopo l’inoculazione o dai familiari di chi è addirittura deceduto, adducendo la non obbligatorietà dei vaccini covid. Ecco perché alla parte lesa non resta che la via legale, quella di tentare un ricorso giudiziario, sperando in una estensione favorevole ad opera della Corte costituzionale che non sappiamo se ci sarà e fra quanti lustri.

E il Governo, sapendo bene che in questo modo non pagherà indennizzi per chissà quanti anni, non ha stanziato un centesimo in nessun capitolo di spesa per i danni da vaccino covid.

La Commissione Ue, dal suo canto, non intende proporre una uniformazione dei piani di risarcimento, nonostante abbia negoziato collettivamente per conto dei 27 governi i contratti con le cause farmaceutiche per l’approvvigionamento delle dosi. Proprio tali accordi scoraggiano gran parte dei governi dall’estendere ai vaccini Covid i loro programmi di indennizzo, generalmente limitati ai vaccini obbligatori. Infatti le clausole, parzialmente desecretate a inizio 2021, esentano i produttori dal risarcimento: lo Stato è tenuto a indennizzali per le somme richieste dai danneggiati. Il rischio che dovrebbero assumersi le casse statali è grosso considerando l’elevato numero di dosi somministrate e degli effetti collaterali che si stanno via via registrando.

Alle ripetute interrogazioni dell’Europarlamento, l’esecutivo di Bruxelles ha controbattuto che le modalità di indennizzo nel campo della salute pubblica sono di esclusiva competenza degli Stati. Nella sua ultima risposta del 22 novembre, ha scritto che “in linea con la Direttiva Ue sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, la responsabilità rimane del produttore e che in caso di danni causati dalla somministrazione del vaccino, i pazienti hanno il diritto di chiedere un risarcimento al produttore”. Secondo l’Unione Europea, quindi, il cittadino dovrebbe affrontare spese legali e lungaggini processuali proibitive, facendo causa ai colossi farmaceutici che poi si farebbero eventualmente rimborsare dalle finanze statali, considerata la clausola contrattuale che li esonera da ogni responsabilità. A quel punto, lo Stato italiano non pagherebbe sempre sulla base dei foglietti firmati dai vaccinati che dichiarano di aver compreso la possibilità di subire danni anche gravi e di assumersi ogni responsabilità.

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