• Marzo 21, 2023

PUGLIA-300 operatori sanitari nel limbo. Sulla questione torna Gemmato: “Le leggi dello stato vanno rispettate”

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La decisione del Consiglio dei ministri si scontra con la legge attualmente vigente in Puglia, approvata dal consiglio regionale, che impone l’obbligo vaccinale anti Covid.

Il caos sulla vaccinazione antiCovid è servito. Lo stop all’obbligo per i sanitari imposto con decreto dal Governo Meloni irrompe nella legislazione italiana ed entra in rotta di collisione con la legge regionale varata in Puglia nel 2018 e in vigore per la pandemia dal 2021.

Di fatto il passo in avanti del governo e del ministro alla salute, Orazio Schillaci, come confermato anche dal sottosegretario Marcello Gemmato, anticipa di due mesi la scadenza del vincolo fissata al 31 dicembre prossimo, rimettendo da ieri in servizio 4mila sanitari a livello nazionale, e poco più di 300 in Puglia ma si scontra con le indicazioni opposte che arrivano dall’assessore alla sanità Rocco Palese e dal presidente, Michele Emiliano, fermi nel difendere le scelte fatte in base alla legge approvata in virtù della competenza concorrente in materia sanitaria attribuita dall’articolo 117 della Costituzione alle Regioni.

Abbiamo deciso di anticipare al primo novembre la fine dell’obbligo vaccinale, che sarebbe comunque terminato a chiusura dell’anno, e questo ci consente di recuperare a livello nazionale 4mila operatori sanitari sospesi, a fronte di un sistema sotto organico. Le Regioni quindi devono attenersi alle direttive del Ministero della salute“, questa la posizione del nuovo governo.

L’analisi sul tema sanitario nazionale e il primo nodo da sciogliere per il neosottosegretario alla salute, Marcello Gemmato, riguarda il braccio di ferro a distanza tra la legge della Regione Puglia e il Governo nazionale sullo stop all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari.

Gemmato sul reintegro dei sanitari non vaccinati:

“È un provvedimento che anticipa di due mesi ciò che sarebbe avvenuto naturalmente il 31 dicembre e va a rispondere ad una esigenza di sburocratizzazione delle norme e di carenza di personale. Erroneamente si pensa infatti che il reintegro dei professionisti sanitari sospesi dal servizio riguardi solo i no vax. Noi invece dobbiamo considerare persone qualificate, che hanno cognizione scientifica e che probabilmente anche per motivi di salute rientravano tra le persone impossibilitate a ricevere la somministrazione del vaccino anticovid. A queste si aggiunge tutta la categoria di medici che hanno fatto le prime due dosi di vaccino, poi hanno contratto il Covid, e non potendo fare la terza dose, sono finite nel limbo dell’incertezza della burocrazia creata dal precedente governo, che non ha saputo dare chiarimenti all’ordine dei medici se la malattia equivalesse al vaccino anche per i sanitari. E nell’assenza di risposta questi sanitari sono stati sospesi in un momento in cui noi invece abbiamo una penuria di professionisti nel campo sanitario“.

E sul “Caso Puglia”, il giudizio sulla legge regionale sull’obbligo vaccinale che si pone in contrasto con la norma statale:

«Non comprendo come sia possibile dire che ciò che si legifera in Regione Puglia sia superiore alla legge dello Stato. Tuttavia, a sollevare il problema in particolare è stato il presidente della Commissione bilancio, Fabiano Amati, e non vedo quale legittimità abbia lui nell’interferire e cercare di stralciare la gerarchia delle fonti in ambito giuridico. Il tutto sembra rispondere più alla smania del consigliere Amati di volersi contrapporre al suo partito e alla figura del presidente Emiliano, piuttosto che entrare nel merito del tema, che ribadisce l’esistenza di una legge nazionale alla quale le regioni devono attenersi». 

Sull’ assessore Palese che ha confermato la volontà della Puglia di non indietreggiare e rispettare la legge regionale:

«Il caso politico ha origini altrove, mentre Palese ed Emiliano difendono una legge già prodotta. È evidente però che la questione che trae origine da una divisione interna al Partito democratico stia generando confusione e disagio all’interno della classe medica pugliese, rispetto a quella nazionale. Ma atteniamoci alla gerarchia delle fonti e al fatto che se lo Stato legifera in una direzione è impensabile l’esistenza di una legge regionale in contrapposizione».

FONTE

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