• Novembre 26, 2022

Stavolta Draghi impone il nucleare whatever it takes. Peccato che gli italiani l’abbiano già bocciato due volte al referendum

L’Unione europea prevede l’entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione entro il 2028. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Come riportato da LifeGate, L’Unione europea prevede l’entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione entro il 2028. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Draghi rispondendo a una domanda alla Camera dei deputati sull’attuale crisi energetica dovuta dalle sanzioni comminate alla Russia per la guerra in Ucraina.

Per quanto riguarda il nucleare, ha detto Draghi: “L’impegno tecnico ed economico è concentrato sulla fusione a confinamento magnetico, che attualmente è l’unica via possibile per realizzare reattori commerciali in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile”.

La strategia europea per l’energia da fusione, ha sottolineato il premier, è sviluppata dal consorzio EUROfusion, che gestisce fondi Euratom (il programma di ricerca e formazione della Comunità europea dell’energia atomica, ndr) pari a oltre 500 milioni di euro per il periodo tra il 2021 e il 2025. “Questo consorzio prevede l’entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione nel 2025-28“.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro “è uno dei principali membri del consorzio ed è presente con università, istituti di ricerca e industrie, sotto il coordinamento dell’Eneal’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Negli ultimi anni sta prendendo vigore, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, lo studio di reattori in cui il contenimento del plasma viene ottenuto tramite campi magnetici molto alti. Continuiamo a seguire e a sostenere questi sviluppi sul fronte della ricerca”.

Ma gli esperti non sembrano assecondare questo progetto ,manifestano infatti forti dubbi e peplessità sia dal punto di vista economico che della sostenibilità ambientale.

In particolare, Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, fisico di formazione, liquida l’uscita con un eloquente “continua la fuffa sulla fusione”.

“Al di là dei rischi e delle questioni irrisolte associate a questa fonte, e al non marginale dettaglio che l’Italia ha già bocciato questa tecnologia con due referendum, il nucleare non è in alcun modo una soluzione: da 20 anni non si riescono a costruire nuovi impianti né in Francia né negli Usa. E quelli in costruzione hanno costi da quattro a sei volte il previsto, come il reattore EPR a Flamanville, ancora in costruzione dal 2006, che da 3,3 miliardi è stimato oggi a 19,4 miliardi dalla Corte dei Conti francese e proprio in questi giorni è stato annunciato un ulteriore ritardo e aumento dei costi” aggiunge.

“È un ritornello stucchevole che non ha alcun fondamento nella realtà. Se gli italiani nel 2011 non avessero, saggiamente, bocciato per la seconda volta il nucleare, l’Italia avrebbe rilanciato questa fonte in base al memorandum Berlusconi-Sarkozy del 2008 che prevedeva la costruzione di 4 EPR. Avremmo avuto 4 “buchi finanziari” da almeno 19,4 miliardi senza aver mai prodotto un solo kilowattora”.

Poi valuta il problema non secondario delle scorie e del loro stoccaggio: ” La localizzazione del deposito non sarà facile perché si tratta di vincolare un’area per un periodo di circa tre secoli. Per di più – e questa è la nostra critica alla strategia attuale – il deposito rappresenta una “soluzione” per solo il 10% dell’inventario radioattivo, essendo il 90% costituito da rifiuti che andrebbero in un deposito geologico profondo e che verrebbero ospitate “temporaneamente” (50-70 anni) nel deposito di superficie. Del resto, la questione della gestione a lungo termine delle scorie nucleari più pericolose non l’hanno risolta nemmeno gli Stati Uniti che hanno in assoluto la quantità maggiore di rifiuti nucleari”.

E sulle energie rinnovabili: ” L’Italia ha circa il 50% più sole della Germania e consumi elettrici abbastanza inferiori. La sfida industriale delle rinnovabili è legata alla modifica complessiva della rete elettrica (che è in corso) e allo sviluppo delle diverse tecnologie per gli accumuli, sfida che è già in atto con continue novità tecnologiche. Discutere di un improbabile, costoso e pericoloso ritorno al nucleare è solo un modo per perdere tempo”, conclude.

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