• Luglio 18, 2024

Un altro ricorso depositato al Tar Lazio. “In Italia il primato della Legge sostituito da una sorta di Führerprinzip”. IL TESTO INTEGRALE

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Un altro ricorso è stato depositato nelle scorse ore dinanzi al Tar Lazio con riferimento al DPCM del 21 gennaio 2022 e la richiesta di “annullamento previa sospensione e/o altro idoneo provvedimento cautelare, con domanda di disapplicazione degli atti normativi presupposti, la declaratoria della loro illiceità e, in subordine, l’elevazione della relativa questione di costituzionalità”.

Nel ricorso si evidenzia che “il DPCM in questione non opera, o non si esprime, attraverso “divieti” – dei quali poi diviene complicato stilare l’elenco -, ma attraverso “graziose concessioni ottriate”, dimodoché ora noi sappiamo, non che cosa non sia consentito e sia vietato, ma, al contrario, che cosa sia consentito al cittadino non vaccinato; il tutto in chiaro ribaltamento del principio fondativo del modello liberal-democratico, dello Stato di diritto e del rule of law, vale a dire il principio per il quale il cittadino può adottare qualsiasi condotta, che non sia espressamente, e però anche validamente, vietata, principio sostituito da quello, di stampo assolutistico, e per certi versi nazionalsocialistico, per il quale il cittadino può compiere solo ciò che gli è esplicitamente consentito di fare dagli atti del suo governo, sicché il primato e il governo della Legge vengono sostituiti da una qualche sorta di Führerprinzip, in quanto questo sia inteso come istituzionalizzata, stabilizzata e consolidata derogazione, quindi non occasionale o contingibile, al principio del primato e del governo della Legge”.

Si rimarca, inoltre, che “ci troviamo innanzi a una grave violazione dei diritti dell’uomo e, quindi, del principio indefettibile di dignità, giacché il provvedimento impugnato esplicita la volontà governativa di ridurre la vita già umana del non vaccinato a vita animale, ossia ricondotta alla mera sussistenza materiale, quando l’uomo, direbbe Nietzsche, è ben sì “animale”, ma anche “Dio”, laddove qui si assiste all’impedimento diretto e indiretto di qualsiasi attività volta all’autorealizzazione e all’espressione delle più alte ed elevate facoltà umane, il tutto in un’evidente logica persecutoria, finalizzata al conseguimento di determinati fini politici, peraltro, come si vedrà, disancorati da qualsivoglia fondamento di carattere “scientifico” o pseudo-scientifico, o scientista, posto che nessunissima ragione di carattere scientifico o sanitario viene minimamente -il che è oltretutto offensivo e oltraggioso- allegata, ove mai ve ne fossero, dal provvedimento impugnato, così come del resto non ne viene allegata alcuna in tutta la normativa decretale di rango primario presupposto, tanto più considerato che nemmeno stiamo parlando di soggetti infetti, di tal che si possano invocare esigenze contingibili di emergenza sanitaria, ma di supposti potenziali untori manzoniani della Colonna Infame, il che è totalmente privo di fondamento “scientifico” (le virgolette vengono rese necessarie dallo strame che della scienza si è fatto in questi due anni), alla luce vieppiù delle evidenze degli ultimi mesi e delle ultime settimane in particolare”.

“Da quando i vaccini sul covid sono stati immessi sul mercato, si è infatti assistito, da parte delle istituzioni dello Stato, a un lavoro quotidiano ai fianchi nei confronti dei non vaccinati, per usare il gergo pugilistico, una rozza applicazione del principio del “nudge”, che dovrebbe essere la “spinta gentile” (cfr. Richard H. Thaler – Cass R. Sunstein, Nudge – La spinta gentile, La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità, Milano, Feltrinelli, 2014), ossia non costrittiva, ma di mera incentivazione, e che invece qui assume le vesti di una sorta di inopinato “bullismo di Stato”, di vero e proprio stalking quotidiano, attraverso i media, nei confronti dei cittadini che hanno anche legittimamente scelto di non vaccinarsi, con l’accompagnamento di un ricorso crescente allo strumento normativo per esercitare un’indebita e illegittima pressione materiale e psicologica sui cittadini affinché si vaccinassero contro la loro volontà, in chiara violazione del principio del consenso libero e informato, che appunto non deve essere solo “informato”, ma anzitutto “libero”, ossia esente da alcuna forma di pressione psicologica o di coazione, sia pure indiretta e surrettizia, di carattere normativo.

L’“induzione coattiva”, con ricatto, al vaccino, persino in assenza a lungo, e poi salvo per alcune categorie, di obbligo di vaccino -sicché non abbiamo avuto un vaccino-obbligo, ma un vaccino-onere, onere da adempiere per potere esercitare, si badi, non chissà quale prerogativa, ma diritti umani elementari e minimali della vita quotidiana, dall’andare a prendere il caffè al bar all’andare a… lavorare, essendone retribuito, o banalmente spostarsi da Milano a Roma-, finisce poi con il manifestarsi attraverso una serie di provvedimenti platealmente discriminatori, e quindi totalmente illegittimi e nulli sotto il profilo della tutela dei diritti umani”.

TESTO INTEGRALE

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