• Luglio 12, 2024

“Una lezione di lobbying”: un’inchiesta esclusiva

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Domenica 8 gennaio, la striscia informativa Tagesschau, principale notiziario della prima rete televisiva tedesca Das Erste, ha pubblicato un’inchiesta esclusiva dal titolo “Una lezione di lobbying” e riportata anche da “Il Mitte”.

Nell’occhio del ciclone sono finiti i test PCR, per i quali lo Stato e le assicurazioni sanitarie pubbliche hanno speso circa sei miliardi di euro: l’inchiesta dimostra che questi costi sono stati artificialmente gonfiati allo scopo di speculare su una delle industrie più redditizie del periodo pandemico.

Un gruppo di giornalisti delle testate Westdeutscher Rundfunk Köln, Norddeutsche Rundfunk e Süddeutsche Zeitung  hanno esaminato migliaia di pagine di documenti interni del Ministero della Sanità, decreti e scambi di informazioni fra il Ministero Sanità e l’Associazione Nazionale dei Medici di Laboratorio (ALM). Dall’inchiesta emergerebbero prezzi gonfiati artificialmente e attività di vero e proprio lobbismo, che hanno danneggiato le finanze pubbliche minacciando più volte di limitare un servizio indispensabile per il controllo della pandemia.

Secondo quanto emerso dall’indagine, i materiali necessari per i test erano disponibili sul mercato a prezzi molto più convenienti rispetto a quanto dichiarato dai rappresentanti dei medici nelle trattative con lo Stato e con le assicurazioni. Nei documenti che sono stati analizzati dai giornalisti delle tre testate, si legge che il prezzo di un test PCR è stato fissato a 22,02 Euro nelle trattative con le assicurazioni sanitarie pubbliche, nel maggio 2020. Sul mercato, tuttavia, esistevano diversi fornitori che offrivano il kit necessario per i PCR certificati a un prezzo compreso tra i quattro e i sette Euro. Nel corso dell’inchiesta, i giornalisti hanno anche contattato la Kassenärztliche Bundesvereinigung (Associazione Nazionale dei Medici delle Assicurazioni Sanitarie), la quale però non ha voluto fornire informazioni su come siano stati effettuati i calcoli che hanno portato alla determinazione del prezzo stabilito a maggio.

Nella prima fase della pandemia, i laboratori hanno ricevevano dalle assicurazioni 59 euro dalle compagnie di assicurazione sanitaria per ogni test PCR: questo costo comprendeva, oltre al prezzo del kit sopra indicato, anche i costi di lavorazione, trasporto e personale. Un test simile per la normale influenza, dà diritto a un rimborso di poco meno di 20 Euro.

Nei primi mesi della pandemia, i prezzi elevati sono stati giustificati dalle difficoltà nella catena di produzione dei reagenti e dalla carenza dei materiali necessari rispetto ad un’impennata della domanda. In quel momento, secondo i dati del Robert Koch Institut, 30 laboratori su 170 si dichiaravano in difficoltà. Nonostante questo, nello stesso periodo, le capacità di test dei laboratori sono state ampliate.

I rappresentanti delle assicurazioni sanitarie sostengono oggi che, durante le trattative, i medici abbiano tenuto segreta una parte delle reali informazioni sui costi reali affrontati dei laboratori, approfittando anche della pressione alla quale le assicurazioni erano sottoposte, dovendo garantire l’erogazione di test a 73 milioni di clienti.

Dall’indagine sembra emergere su tutti i protagonisti delle trattative il peso dell’ALM e in particolare l’influenza che questo organismo avrebbe avuto sull’ex Ministro della Sanità Jens Spahn. L’associazione Nazionale dei Medici di Laboratorio è l’entità di maggior rilievo in Germania nel settore della medicina di laboratorio e nel suo consiglio di amministrazione siedono i responsabili delle più grandi aziende del settore come Sonic, Limbach, Amedes e Synlab.

I profitti del settore sono cresciuti a dismisura a partire dal 2020. Se si prende in esame Sonic Healthcare, per esempio, si vedrà che gli utili sono passati da da 82 milioni a 174 milioni di Euro nel periodo compreso fra luglio del 2020 e giugno del 2021. È la stessa Sonic, nel proprio rapporto annuale, ad attribuire proprio ai test PCR un ruolo di primo piano in questa esplosione di profitto.

Il successo del settore è riscontrabile anche osservando gli investimenti che questo ha attratto: durante la pandemia, l’azienda di laboratori Amedes di Göttingen è stata rilevata dal gruppo finanziario americano Goldman Sachs insieme ad altri due investitori, per la somma di 1,5 miliardi di Euro. Le accuse di aver speculato sulla pandemia, però, non si basano tanto sui profitti effettivi delle aziende coinvolte, quanto sulla relazione fra l’ALM e il Ministero. I decreti che riguardavano la gestione, l’erogazione e il rimborso dei test PCR, infatti, sono stati spesso modificati in conseguenza diretta delle proposte dell’ALM. Tali proposte sembrerebbero ora prevalentemente orientate a mantenere alto il prezzo dei test PCR e a escludere quante più categorie professionali possibile dalla possibilità di erogare il servizio.

Gli autori dell’inchiesta hanno contattato sia l’ex ministro Jahs Spahn sia l’Associazione Nazionale dei Medici di Laboratorio (ALM). Spahn ha commentato dicendo che l’utilizzo dei test PCR è stato uno strumento fondamentale nel contenimento della pandemia, ma ha affermato di non poter più verificare i dati in questione poiché non ha più accesso ai file. Il presidente dell’ALM Michael Müller, stando a quanto riferiscono gli autori dell’inchiesta, ha ricevuto un elenco di domande il 16 dicembre e ha fatto sapere che sarebbero state necessarie quattro settimane per rispondere. Al momento non è disponibile alcuna replica dell’ALM secondo quanto riferito dai giornalisti.

I giornalisti che hanno condotto l’inchiesta hanno avuto accesso a numerosi documenti che dimostrano come Michael Müller abbia spesso rispedito le richieste di modifica al Ministero nel giro di poche ore. Sui documenti da lui inviati, si troverebbero diverse note scritte a mano da Jens Spahn, a dimostrazione del fatto che le comunicazioni di Müller arrivavano direttamente al Ministro. A far scattare l’accusa di lobbismo è proprio il fatto che le richieste dell’associazione siano state regolarmente accolte e quelle in senso contrario di altri enti sistematicamente respinte.

Fra queste richieste, per esempio, quelle di bocciare in diversi momenti l’idea di estendere l’autorizzazione a eseguire test PCR anche ai dentisti, ai medici di base, ai farmacisti e ai veterinari. Le associazioni dei veterinari, a tale proposito, esprimono ancora disappunto, poiché ritengono che avrebbero potuto fornire il servizio a costi più bassi rispetto a quelli effettivamente sostenuti dallo Stato.

Ogni volta che i due governi che hanno affrontato la pandemia hanno tentato di abbassare i costi dei test PCR, l’ALM ha reagito sconsigliando questa misura e prospettando un’impossibilità di erogare il servizio.

Un esempio è quello del giugno 2020, quando il Comitato di Valutazione (un organo di autoamministrazione nel settore sanitario) ha stabilito che le assicurazioni sanitarie pubbliche non dovessero più pagare 59 euro per ogni test e ha ritoccato la cifra al ribasso, fissandola a 39,40 euro a partire dal primo luglio 2020. Il 15 giugno 2020 e di nuovo quattro giorni dopo, Müller chiese al Ministro Spahn di sospendere questo taglio dei costi, sostenendo che, altrimenti, i piccoli laboratori non sarebbero più stati in grado di fornire il servizio. Il 26 giugno Spahn e Müller si incontrano e poco dopo il Ministero annullò la riduzione del prezzo dei test PCR.

Una situazione simile si è verificata di nuovo nel giugno 2021. Müller avrebbe ricevuto una nuova bozza di decreto secondo la quale il rimborso per singolo test PCR, che nel frattempo era stato ridotto a 43,56 Euro, sarebbe stato nuovamente abbassato dal primo agosto di quell’anno a 39,16 Euro. Nel testo finale del decreto, il prezzo per l’ALM rimane a 43,56 euro.

L’attuale Ministro della Sanità Karl Lauterbach, che non si è espresso sulle motivazioni del suo predecessore, ha elogiato i medici di laboratorio a ottobre del 2022, in occasione del Congresso della Medicina di Laboratorio Tedesca tenutosi a Mannheim. “Cosa avremmo fatto senza di voi negli ultimi anni di pandemia?” ha twittato Lauterbach “Vorrei anche ringraziarvi in particolare per aver sostenuto il Ministero in ogni momento attraverso uno scambio costruttivo. Abbiamo potuto contare su di voi”.

Sull’inchiesta, Lauterbach ha dichiarato: “Non posso giudicare se i medici di laboratorio, nelle trattative con il mio predecessore, abbiano dichiarato costi che di fatto non erano reali. Ma è vero che i medici di laboratorio che hanno eseguito questi test ci hanno aiutato immensamente durante la pandemia. Il capo dell’ALM, Müller, aveva minacciato più volte nelle sue lettere che l’abbassamento dei prezzi dei test avrebbe aumentato il rischio che i laboratori medici interrompessero i test PCR”. Quando i costi sono stati effettivamente tagliati, i test si sono rivelati comunque redditizi e hanno continuato a essere erogati, “Quindi i costi non possono essere più alti di quelli che si pagano ora” ha commentato Lauterbach.

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