• Dicembre 6, 2022

Il mito della diffusione asintomatica

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Nel gennaio 2020, proprio all’inizio della pandemia, il New England Journal of Medicine ha pubblicato una lettera che suggeriva la possibilità che il covid potesse essere diffuso da persone che non mostravano alcun sintomo della malattia. Questo articolo era basato su un singolo case report.

L’agenzia di sanità pubblica tedesca, il Robert Koch Institute (RKI), in seguito ha parlato con la persona menzionata nel caso clinico, ovvero il presunto “spargitore asintomatico”, e ha chiarito che invece presentava sintomi quando è venuto a contatto con la seconda persona menzionata nell’articolo.

Quindi, questo case report, pubblicato su una delle riviste mediche più prestigiose del mondo, era un falso.

Ma non importa, perchè grazie ad esso è nato il mito della diffusione asintomatica.

L’8 giugno 2020, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che gli individui asintomatici avrebbero potuto trasmettere il covid. Lo stesso giorno, Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’OMS per la pandemia di covid, ha chiarito che gli individui che sviluppano il covid senza sintomi “molto raramente” trasmettono la malattia ad altri.

L’OMS ha poi fatto marcia indietro sulla dichiarazione allarmista originale il giorno dopo. Settimane dopo, Kerkhove è stata pressata dall’establishment della sanità pubblica, incluso il Global Health Institute di Harvard, per fare marcia indietro sulla sua affermazione, ovvero che la diffusione asintomatica è molto rara.

La sua affermazione originale, cioè che la diffusione asintomatica non fosse un fattore trainante della pandemia era corretta, ora come ora è chiaro. E dato che non è mai esistito nessun virus respiratorio nella storia capace di diffondersi in modo asintomatico, questo non avrebbe dovuto sorprendere nessuno.

Ma il danno era già fatto. I media rilanciavano già a raffica la storia dell’asintomatico che minaccia. Lo spettro delle persone senza sintomi (SANE) ma potenzialmente pericolose – che ovviamente non ha mai avuto alcuna base scientifica – ha trasformato ogni essere umano attorno a noi in una possibile minaccia per la nostra esistenza.

E’ incredibile la completa inversione di paradigma che questo ha determinato nel nostro pensiero riguardo alla salute e la malattia. In passato, si è sempre presunto che una persona fosse sana fino a quando non si dimostrasse malata.

Durante il covid, i criteri sono stati invertiti: abbiamo iniziato a presumere che le persone fossero malate fino a prova contraria.

E’ difficile riuscire ad escogitare un metodo migliore del mito diffuso della diffusione asintomatica (combinato con la quarantena dei sani) per minare alle basi il tessuto della società e dividere le persone, isolandole. Gli individui che hanno paura di tutti, che sono rinchiusi e isolati per mesi dietro gli schermi, sono molto più facili da controllare.

Una società fondata sul “distanziamento sociale” è una contraddizione: è una sorta di anti-società. Considerate vi prego, quello che ci è successo, considerate i valori umani che abbiamo sacrificato per preservare la vita nuda a tutti i costi: amicizie, vacanze con la famiglia, lavoro, poter visitare i malati e i morenti, adorare Dio, seppellire i morti.

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