• Maggio 19, 2022

Sviene nell’hub vaccinale di Nardò (Lecce) con la terza dose e muore poco dopo. Secondo il perito si tratta di una coincidenza

L’indagine sulle cause del decesso era stata avviata a Bari dopo la morte della donna il 26 gennaio.

Ora secondo la perizia si tratta di coincidenza, nessuna correlazione tra la terza dose di vaccino e il decesso. Queste le conclusioni messe nero su bianco nella parte finale della consulenza dai medici legali Francesco Introna e Francesco Bruno delegati dal Pubblico Ministero della procura di Bari, Angela Maria Morea, a verificare un nesso tra la morte di una 55enne di Leverano e la somministrazione del siero anti Covid. Di più: a detta dei consulenti la donna soffriva di una pregressa cirrosi epatica, mai evidenziata in precedenza, visto che la donna salentina godeva di ottima salute e mai e poi mai avrebbe accusato problemi di tale natura.

Dopo la terza dose di vaccino, però, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente e in pochi giorni è finita nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Bari da dove non è più uscita. Sono stati i familiari (il marito e i due figli) a sporgere una denuncia assistiti dall’avvocato Donato Mellone e a mettere nero su bianco gli ultimi giorni di vita della donna. Con doppia dose di vaccino (Pfizer), lo scorso 20 dicembre la donna si presenta presso l’hub vaccinale di Nardò per sottoporsi alla terza somministrazione (questo caso Moderna). Ricevuto il siero, la donna sviene e rianimata sul posto. Le danno dell’acqua; le misurano la pressione e torna a casa accompagnata dal marito. Nei giorni immediatamente successivi la situazione pare rientrare.

La donna, colta da un lutto in famiglia, sembra non accusare il contraccolpo. Si prodiga nell’organizzare i funerali; dà una mano ai parenti fino a quando – siamo agli inizi di gennaio – i figli non le notano gli occhi gialli. Accompagnata dal medico curante e poi da uno specialista viene immediatamente ricoverata nel reparto di gastroenterologia del Vito Fazzi dove viene sottoposta ad una terapia a base di cortisone che, però, non produce gli effetti sperati. Le condizioni si aggravano e la donna viene trasferita d’urgenza presso il Policlinico di Bari e qui ricoverata in terapia intensiva dove muore il 26 gennaio scorso. Per i consulenti, però, la somministrazionen del vaccino non avrebbe avuto in alcun modo un nesso con il decesso. A questo punto i familiari cercheranno di trovare “giustizia” tramite le vie civili.

FONTE

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