• Gennaio 27, 2023

Emanuele Calligaris è morto per emorragia cerebrale a causa del vaccino AstraZeneca. I periti della Procura scrivono che era un soggetto a rischio trombosi con anticorpi anti PF4

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“Nessun nesso” intitolavano i giornali lo scorso marzo dopo la morte del carabiniere Emanuele Calligaris dodici giorni il vaccino AstraZeneca…ma non era vero. Il povero militare, come Camilla Canepa, Zelia Guzzo, Augusta Turiaco, Stefano Paternò, Francesca Tuscano, Pietro Taurino, Davide Villa, è stato ucciso dal vaccino AstraZeneca.

Il vaccino anticovid AstraZeneca ha innescato il processo che ha portato alla morte del maresciallo maggiore dei carabinieri Emanuele Calligaris, 46 anni, di Montegnacco di Cassacco (Udine), 12 giorni dopo la somministrazione. 

È la conclusione alla quale sono giunti il professor Felice Esposito, neurochirurgo, e lo specialista in medicina legale Antonello Cirnelli, ai quali il pm Lucia Terzariol ha affidato la consulenza tecnica e l’autopsia.

L’indagine è partita a seguito di due esposti presentati dalla moglie di Calligaris, assistita dall’avvocato Roberto Mete, uno dei quali sulle tempistiche degli interventi sanitari. I consulenti del pm, però, non hanno ravvisato alcun profilo di colpa medica nel decesso.

Calligaris è deceduto alle 12.15, il 16 marzo 2021, all’ospedale di Udine, dove era stato ricoverato la sera precedente. Si era sottoposto alla prima dose anticovid il 4 marzo (lotto ABV4678). 

Il giorno dopo era già al lavoro. Nella notte fra l’11 e il 12 marzo, ha accusato i primi sintomi: tremori, sudorazione eccessiva, mani e piedi gelati, nausea e vertigini, febbre a 38°. 

Calligaris ha annunciato al lavoro, su indicazione del medico di base, che sarebbe rimasto in malattia fino al 16 marzo. Nella notte fra il 14 e il 15 marzo le sue condizioni sono peggiorate: mal di testa intenso, febbre a 39°, vomito, mancanza di appetito. 

Quando il suo medico curante lo ha visitato, nel primo pomeriggio, lo ha trovato in stato stuporoso: faceva fatica a parlare. 

Alle 18, contattato nuovamente dalla moglie di Calligaris per un nuovo peggioramento, il medico ha firmato l’impegnativa per il ricovero del paziente in ospedale e al 112, che lo ha interpellato, ha riferito di ritenere che il suo paziente potesse aver contratto il Covid-19.

Il codice di priorità attribuito all’intervento ha fatto sì che i soccorsi arrivassero solo alle 20.45, più di due ore dopo la prima telefonata (alle 18.19), sollecitati anche tramite gli operatori di un’autolettiga giunta per un altro intervento nella stessa via. 

Al pronto soccorso di Udine è stato accolto in codice rosso sottoposto alla tac, che ha evidenziato l’emorragia cerebrale. Calligaris è stato ricoverato in terapia intensiva. Poche ore dopo è spirato.

La morte del maresciallo maggiore poteva essere impedita? No, è la risposta di Esposito e Cirnelli. I sintomi iniziali erano troppo blandi per suscitare campanelli d’allarme. 

L’evoluzione negativa registrata invece nel paziente fra il 14 e il 15 marzo è stata decodificata dalla letteratura scientifica solo successivamente. Oggi è noto che rientra in quei rarissimi casi di trombosi con carenza di piastrine associata ai vaccini a vettore virale, Astrazeneca e Johnson& Johnson. All’epoca, però, ancora non si sapeva.

I primi casi sono stati riportati infatti dagli scienziati a partire dalla seconda metà di marzo 2021. Per ciò tali vaccini non sono stati più somministrati sotto i 60 anni. E ora sono stati abbandonati. 

Per dare un’idea della rarità di tali reazioni avverse, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha specificato, in una nota del 18 marzo 2021, che su 20 milioni di vaccinati con AstraZeneca in Europa e nel Regno unito, erano stati notati solo 7 casi di microembolia e 18 casi di Cvst (trombosi del seno venoso cerebrale) in persone con meno di 55 anni. Nove con esito fatale.

I consulenti tecnici del pm hanno ricordato come due gruppi di ricercatori tedeschi e norvegesi abbiano in seguito collegato la complicanza al ruolo degli anticorpi anti-PF4, individuando un’analogia fra la trombocitopenia da eparina e la Cvst. 

Si è scoperto, poi, che chi è soggetto a un maggiore rischio di trombosi o è affetto da trombofilia non deve ricevere AstraZeneca e Johnson &Johnson.

Dagli esami del sangue post mortem è emerso che Calligaris aveva gli anticorpi PF4/eparina. Era, cioè, un soggetto a rischio, con il vaccino somministrato, di sviluppare una Csvt, la patologia che ne ha provocato la morte. Né la vittima, né i medici che lo hanno soccorso, però, potevano essere a conoscenza di questa predisposizione. 

Dopo aver ricevuto il siero Astrazeneca si è sviluppata la trombocitopenia, quindi la trombosi, poi la Cvst. Esposito e Cirnelli hanno concluso che la trombosi sia ascrivibile a uno stato di ipercoagulabilità del sangue, latente fino alla inoculazione del vaccino, in un soggetto con anticorpi anti PF4.

Impossibile, secondo i consulenti del pm, ipotizzare ai primi sintomi che il processo fosse in atto. Ma anche qualora la Cvst fosse stata diagnosticata subito non ci sarebbe stata alcuna garanzia di salvezza. 

Il decesso si sarebbe comunque verificato con un’altissima probabilità, secondo Esposito e Cirnelli: la patologia ha sempre avuto decorso letale nei casi italiani. 

FONTE

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