• Ottobre 2, 2022

FINE VITA passa alla Camera con 253 sì: ora tocca al Senato. I punti della legge

La Camera ha approvato la legge sul fine vita con 253 voti favorevoli, 117 contrari e un astenuto. Il testo ora passa al vaglio del Senato dove i numeri sono più ristretti per la componente giallorossa, sostenitrice del provvedimento.

Lo scopo è di normare la morte volontaria medicalmente assistita, individuando i requisiti della richiesta e le modalità in cui essa debba verificarsi. La legge prevede la non punibilità per il personale medico-infermieristico e amministrativo coinvolto e per chi abbia agevolato il processo di fine vita del malato. L’articolo 6 della legge riconosce l‘obiezione di coscienza per il personale sanitario e crea i Comitati per la valutazione clinica presso le Aziende Sanitarie territoriale. L’articolo 1, invece,”disciplina la facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta o da una condizione clinica irreversibile, di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita”.

Il voto finale in Aula è stato precedeuto da una bagarre scoppiata in Aula per le parole del deputato del Misto Giorgio Trizzino che, intervenendo in dichiarazione di voto, ha concluso: “Il mio augurio a chi non voterà la legge che non debba mai pentirsene”. Subito è scattata la forte protesta dei gruppi contrari al provvedimento: dai banchi del centrodestra si sono alzate urla e fischi. Il presidente di turno, Fabio Rampelli, ha richiamato tutti all’ordine, difendendo “il diritto non solo di libertà di pensiero ma anche di parola”. Ma la polemica non si è placata facilmente e alla fine Trizzino è intervenuto ancora per scusarsi: “Non volevo offendere nessuno”, ha detto.

L’iter della legge, avviato il 13 dicembre 2021 dalla Camera, è stato difficoltoso e contrastato dall’opposizione del centrodestra, fino all’ultimo voto di oggi. La maggioranza in questi mesi è sempre divisa: da una parte gli ex giallorossi, dall’altra appunto Lega e Forza Italia contrari alla legge assieme a Fratelli d’Italia.

Come riportato da la Repubblica le novità più importanti del nuovo testo sono , l’introduzione dell’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario e specifiche più stringenti delle condizioni per poter accedere al suicidio assistito. Ecco i punti del ddl:

Il disegno di legge sul fine vita

Il testo rende non più punibile il fine vita se praticato autonomamente dal paziente. Si tratta del suicidio medicalmente assistito, pratica differente dall’eutanasia dove a particarlo invece sono i medici. Il testo licenziato dalle commissioni recepisce la sentenza del 2019 della Corte costituzionale che ha chiesto al Parlamento di colmare il vuoto normativo, dopo essersi pronunciata sul caso di Marco Cappato, processato e poi assolto per avere aiutato Dj Fabo a morire. La sentenza aveva stabilito che non può essere punito chi agevola il suicidio di un malato terminale a patto che sussistano una serie di condizioni, tra cui l’irreversibilità della malattia, che questa sia fonte di gravi sofferenze, la piena coscienza del paziente e la sua dichiarata volontà di porre termine a tale condizione, il fatto che il malato sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno.

Chi può farne richiesta 

Sono posti una serie di paletti. Dai relatori, il dem Alfredo Bazoli e il grillino Nicola Provenza sono state accolte alcune richieste della destra, nella speranza di una condivisione che evitasse alla legge sul fine vita, il naufragio del ddl Zan contro l’omofobia. Può chiedere il suicidio assistito il paziente maggiorenne, in grado di intendere di volere, che sia stato già coinvolto in un percorso di cure palliative e le abbia rifiutate. Deve essere affetto da una patologia irreversibile e da prognosi infausta, che cagioni sofferenze fisiche e psicologiche assolutamente intollerabili. Inoltre – ed è uno dei punti che la sinistra e i radicali contestano – il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione provocherebbe il decesso del paziente.  

La richiesta 

Deve essere indirizzata dal medico di medicina generale o dal medico che ha in cura il paziente. Spetterà poi al comitato di valutazione clinica dare il via libera. 

Obiezione di coscienza

I medici e in genere il personale sanitario possono sollevare l’obiezione di coscienza. Però gli ospedali pubblici sono tenuti in ogni caso ad assicurare che sia possibile esercitare il diritto al suicidio assistito. Spetta alle Regioni il controllo. 

Non c’è reato per il medico

Espressamente riconosciuta l’esclusione della punibilità per i medici e il personale sanitario. Quindi gli articoli del codice penale 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) e 593 (omissione di soccorso) non si applicano ai sanitari che chiamati al suicidio assistito. 

Sanatoria retroattiva per i condannati 

Non è punibile chi sia stato condannato, anche con sentenza passata in giudicato, per aver agevolato in qualsiasi modo la morte volontaria medicalmente assistita di una persona prima dell’entrata in vigore della legge. 

La differenza con l’eutanasia 

Non si parla qui dell’articolo 579 del codice penale che riguarda l’omicidio del consenziente, l’eutanasia, su cui sono state raccolte un milione e 200.000 firme per il referendum abrogativo, bocciato una settimana fa dalla Consulta.  

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