• Gennaio 27, 2023

La posizione del nuovo Ministro del Lavoro Marina Calderone sull’obbligo v. per tutti e sul licenziamento dei non v.: “è urgente riprendere le attività in totale sicurezza”

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Anche il nuovo Ministro del Lavoro Marina Calderone lo scorso anno si è espressa a favore dell’obbligo del vaccino covid, un obbligo generalizzato, per tutti.

Nata in provincia di Sassari nel 1965, la Calderone è considerata una fedelissima di Giorgia Meloni, ma anche amica di Luigi Di Maio. 

Da quasi due decenni presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, la Calderone era già a Palazzo Chigi durante il governo Conte I, quando era tra i candidati alla Presidenza dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS).

E’ sposata con Rosario De Luca, che – almeno fino a stamattina – era anche presidente del CdA della Fondazione studi del Consiglio nazionale consulenti del lavoro e consigliere d’amministrazione dell’Inps. Un ruolo a cui De Luca ha rinunciato per evitare imbarazzi alla moglie che da Ministro dovrà vigilare proprio sull’Istituto di previdenza.

Durante il Governo Renzi, la Calderone è stata nominata nel Consiglio di Amministrazione di Leonardo-Finmeccanica.

Da sempre vicina agli ambienti di destra, ha accompagnato Meloni in diverse attività: era presente anche lo scorso inverno ad Atreju, la manifestazione politica organizzata dai giovani di Fratelli d’Italia.

Il 30 agosto 2021 intervenne su “Il Corriere della Sera” commentando la sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo del 24 agosto che respinse le richieste dei vigili del fuoco francesi non vaccinati e sospesi.

Secondo la Calderone, questa sentenza avrebbe dato il via libera agli Stati dell’Unione per introdurre obblighi ai lavoratori più stringenti pena il licenziamento.

Per lei era necessario estenderlo a tutti per evitare situazioni disomogenee. Dice la Calderone a “Il Corriere della Sera”: “Sui luoghi di lavoro tendenzialmente il green pass non è obbligatorio, tranne che in un paio di comparti. La palese stranezza è che in alcuni casi non è obbligatorio per i lavoratori ma per i clienti; mentre in altri l’obbligo è posto esattamente al contrario”.

Commento della sentenza di Strasburgo sui vigili del fuoco francesi, la Calderone conclude l’intervista chiedendo l’introduzione di un obbligo vaccinale per tutti: “Attenzione – avverte Calderone – l’ultima decisione della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo va proprio in questa direzione. Una riflessione in Italia si impone, perché è urgente riprendere le attività normalmente e in totale sicurezza”.

Tra le idee del neoministro Calderone spiccano anche la contrarietà al salario minimo e la sua presa di posizione favorevole al licenziamento dei dipendenti pubblici.

Nel corso dell’ultimo “Festival del lavoro” i consulenti del lavoro si sono interrogati sulle proposte in campo in materia di salario minimo. “Non c’è dubbio che non potranno essere gli imprenditori a caricarsi sulle spalle quest’onere – ha detto il ministro Calderone in un’intervista a “Il Corriere della Sera” – E questo riguarda non solo il giustificatissimo aumento delle cifre orarie più basse dei comparti fuori dal perimetro della contrattazione collettiva. Nessuno deve essere pagato per pochi euro l’ora. Quindi in queste situazioni l’aumento del salario orario minimo è dovuto”. L’urgenza, all’epoca, era non far ricadere sugli imprenditori il costo dell’introduzione del salario minimo. “Noi abbiamo anche conteggiato il costo complessivo annuale che dovrebbero sopportare le imprese italiane – spiegava il ministro Calderone -. Si tratta di circa 12 miliardi l’anno con un innalzamento di circa il 20%, che certamente farebbe scaturire l’aumento dei prezzi di beni e servizi al consumo”. In sostanza, l’introduzione del salario minimo innescherebbe un vortice inflazionistico. “Non c’è dubbio che non potranno essere gli imprenditori a caricarsi sulle spalle quest’onere – ha concluso il ministro del lavoro –. Per questo diventa indispensabile la riduzione del cuneo fiscale, che di certo libererebbe risorse da dedicare agli aumenti contrattuali”. Insomma sostenere le categorie sottopagate senza aumentare il costo del lavoro.

Il neo ministro del Lavoro ha un approccio liberale all’economia: vuole liberare le imprese dalla burocrazia, dai “lacci e lacciuoli” delle norme. “Favorevole alla massima flessibilità contrattuale (e fan del Jobs Act) – come scrive La Repubblica -, dai contratti a termine a voucher, dagli stage all’apprendistato. Come pure alla licenziabilità dei dipendenti pubblici”. Contrarissima al recente decreto Trasparenza, perché “aggrava gli oneri per le imprese”. Lo scorso agosto ha scritto una lettera al ministro Orlando, nella quale ha chiesto la revisione del decreto Trasparenza perché “crea le condizioni per un enorme aggravio di oneri burocratici nella gestione dei rapporti di lavoro, ampliando a dismisura la portata dei contenuti della Direttiva, vanificando la finalità sostanziale del diritto all’informazione”.

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