• Dicembre 5, 2022

“Sei un no vax? Allora hai traumi infantili”. Dalla Nuova Zelanda l’ennesima ridicola ricerca. TUTTO fuorché ammettere il fallimento

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Dalla Nuova Zelanda arriva una nuova curiosa ricerca, un criminal profiling piuttosto.

I soggetti? Ma i no vax naturalmente!

A quanto pare alle istituzioni sanitarie proprio non va giù che dopo milioni spesi in propaganda, l’ingaggio dei migliori social influencers presenti sul mercato, fear-mongering a colazione-pranzo-cena, stigmatizzazione sociale, apartheid, violenza fisica e verbale, mobbing, sanzioni pecuniarie e social blaming…ancora una grossa fetta di popolazione globale sia riluttante nei confronti delle benedette vaccinazioni obbligatorie.

Piuttosto che ascoltare e prendere atto delle motivazioni che spingono questa enorme platea di individui a rifiutare l’inoculazione forzata di farmaci, le istituzioni globali continuano a dilapidare inutilmente tempo e denaro in ridicole ricerche, sondaggi e studi che ben lungi dall’essere aderenti alla realtà, si traducono in grottesche barzellette.

L’ultima proviene dalla Nuova Zelanda e si intitola ” Deep-seated psychological histories of COVID-19 vaccine hesitance and resistance (Storie profondamente radicate di esitazione e resistenza psicologica al vaccino COVID-19).

Già fa ridere così.

Questo si legge nella presentazione:

“Per progettare messaggi efficaci a favore della vaccinazione, è importante sapere “da dove provengono le persone“: le esperienze personali e i valori di lunga data, i motivi, gli stili di vita, le preferenze, le tendenze emotive e le capacità di elaborazione delle informazioni delle persone che finiscono per resistere o esitare verso la vaccinazione.

Abbiamo utilizzato i dati prospettici di uno studio di coorte di 5 decenni che va dall’infanzia alla mezza età per costruire storie psicologiche complete nella prima infanzia di gruppi che differivano nelle loro intenzioni vaccinali in mesi appena prima che i vaccini COVID diventassero disponibili nel loro paese. I partecipanti resistenti ai vaccini e riluttanti al vaccino avevano storie di esperienze infantili avverse che favoriscono la sfiducia, problemi di salute mentale di lunga data che favoriscono un’interpretazione errata della messaggistica e tratti di personalità emergenti precocemente, tra cui tendenze verso emozioni negative estreme, chiusura mentale sotto stress, anticonformismo e fatalismo sulla salute.”

Volendo riassumere fin qui, il no vax tipo :

  • ha traumi infantili irrisolti
  • problemi di salute mentale di lunga data
  • emotivamente instabile con tendenza alla negatività e depressione
  • mentalmente stressato

“Molti partecipanti resistenti al vaccino e titubanti hanno avuto difficoltà cognitive nel comprendere le informazioni sulla salute. Risultati tenuti dopo il controllo per le origini socioeconomiche. Le intenzioni vaccinali non sono incomprensioni isolate a breve termine. Fanno parte dello stile di una persona di interpretare le informazioni e prendere decisioni che viene stabilito prima dell’età della scuola secondaria”

Qui le cose peggiorano, il no vax diventa anche:

  • rincoglionito
  • povero
  • ignorante

“I risultati suggeriscono modi per personalizzare la messaggistica del vaccino per gruppi esitanti e resistenti. Per prepararsi a future pandemie, l’educazione su virus e vaccini prima o durante la scuola secondaria potrebbe ridurre il livello di incertezza dei cittadini durante una pandemia e fornire alle persone quadri di conoscenza preesistenti che prevengono reazioni di disagio emotivo estremo e migliorano la ricettività ai messaggi di salute. Una migliore tecnologia medica e la resilienza economica sono importanti per la preparazione alla pandemia, ma sarà importante anche un pubblico preparato che comprenda la necessità di mascherine, distanziamento sociale e vaccini”.

Insomma il segreto è plasmarli da piccoli, rieducarli, riprogrammarli.

Avevamo tanti amici e familiari che hanno subito affermato che la pandemia fosse una bufala, poi si sono rifiutati di indossare una mascherina o applicare la distanza sociale, e hanno continuato a condurre la propria vita e a partecipare agli eventi“, ha dichiarato Terrie Moffitt, l’autore senior di questo studio apparso il 24 marzo su PNAS Nexus.

E poi, quando sono arrivati i vaccini, hanno detto ‘passeranno sui nostri cadaveri’, certamente non li avrebbero ricevuti“, ha aggiunto Moffitt, che è il Nannerl O. Keohane University Distinguished Professor of Psychology & Neuroscience presso la Duke University. “Queste convinzioni sembrano essere molto appassionate e molto profondamente radicate. Quindi volevamo sapere da dove provenissero“.

I ricercatori si sono rivolti al loro database, il Dunedin Multidisciplinary Health and Development Study, che ha monitorato le quasi 1.000 persone nate nel 1972 e nel 1973 in una singola città della Nuova Zelanda. Fin dall’infanzia, i ricercatori hanno misurato molteplici fattori sociali, psicologici e di salute nella vita di ciascuno dei partecipanti.

Hanno condotto un sondaggio speciale sui loro partecipanti a metà del 2021 per valutare le intenzioni di vaccinazione poco prima che i vaccini diventassero disponibili in Nuova Zelanda. Quindi hanno abbinato le risposte di ogni individuo a ciò che sapevano sull’educazione e sulla personalità di quella persona.

I dati hanno mostrato che durante l’infanzia, molti dei partecipanti che hanno dichiarato di essere ora resistenti al vaccino o esitanti hanno avuto esperienze infantili avverse, tra cui abusi, negligenza, minacce e privazioni.

[Ridaje]

“Questo suggerisce che hanno imparato dalla tenera età a ‘non fidarsi degli adulti‘”, ha detto Moffitt. Questo è ciò che hanno imparato durante l’infanzia, dalle loro esperienze di crescita a casa. E quel tipo di apprendimento a quell’età ti lascia con una sorta di eredità di sfiducia. È così radicato che fa emergere automaticamente emozioni estreme“.

Wood, un professore di marketing specializzato in messaggi sanitari, ha raccontato che molti operatori sanitari impegnati nella lotta contro la pandemia, non riescono a capire perché i pazienti si rifiutino così fermamente. “Medici e ospedali ci hanno chiesto: ‘Perché le persone dovrebbero essere così resistenti? Perché non possiamo convincerli con i dati?‘”

Ecco, finalmente! Parliamo di dati. Questo è il punto, parlare dati alla mano, cosa che come sappiamo benissimo non fa parte dello schema propagandistico adottato dalle istituzioni sanitarie. Poi riprende:

I migliori investimenti che potremmo fare ora sarebbero nella costruzione della fiducia dei bambini e nella costruzione di ambienti stabili, e garantire che la società si prenderà cura di loro“, ha detto Wood.

Continuano a puntare sull’indottrinamento precoce.

La preparazione per la prossima pandemia deve iniziare con i bambini di oggi“, ha detto il co-autore Avshalom Caspi, Edward M. Arnett Distinguished Professor of Psychology & Neuroscience alla Duke.

La prossima pandemia.

E qui ci fermiamo.


Questa ricerca è stata supportata dalla sovvenzione AG032282 del National Institute on Aging degli Stati Uniti, dalla sovvenzione del Consiglio di ricerca medica del Regno Unito MR / P005918 / 1, dal Duke Center for Population Health and Aging P30 AG034424 e dall’American Psychological Association e dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC Award # 6NU87PS004366-03-02). L’unità di ricerca multidisciplinare per la salute e lo sviluppo di Dunedin è supportata dal New Zealand Health Research Council Programme Grant (16-604) e dal Ministero neozelandese delle imprese, dell’innovazione e dell’occupazione (MBIE).
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