• Novembre 27, 2022

Consiglio dei ministri, via libera estensione del Green pass a tutti i luoghi di lavoro

Dal 15 ottobre per poter accedere al proprio luogo di lavoro tutti i dipendenti pubblici e privati dovranno mostrare il Green pass sanitario che attesta l’avvenuta vaccinazione, l’esito negativo di un tampone o l’avvenuta guarigione dal virus.

Le sanzioni su cui si discute in queste ore prevedono multe dai 600 ai 1.500 euro per violazione dell’obbligo di Carta verde, cifre che potrebbero aumentare in caso di contraffazione del documento. Tra i provvedimenti anche la sospensione dall’attività e il blocco totale dello stipendio.

In ogni caso, per stabilire le regole relative ai controlli è in previsione l’approvazione di un altro Dpcm che stabilirà chi sarà incaricato di effettuare la verifica agli ingressi e di disporre le sanzioni.

Non si potranno licenziare i lavoratori che si presenteranno al lavoro senza il green pass: lo si legge nel testo del nuovo decreto green pass che estende l’ambito di applicazione della certificazione verde a tutti i luoghi di lavoro approvato oggi all’unanimità dal Consiglio dei ministri.

In pratica chi non ha il Green pass avrà comunque il “diritto alla conservazione del rapporto di lavoro”. Lo specificano le norme del nuovo decreto che prevede sanzioni, inclusa la sospensione e lo stop allo stipendio, per chi per cinque giorni consecutivi si presenti al lavoro senza Green pass. Ma in ogni caso non si potrà arrivare al licenziamento del lavoratore. Le regole valgono tanto per i lavoratori pubblici quanto per i lavoratori del settore privato.

Green pass, cosa cambia per gli statali

Il personale delle amministrazioni pubbliche non in possesso del green pass è considerato assente ingiustificato e, come prevede la bozza del provvedimento – a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso fino alla presentazione della certificazione verde e, comunque non oltre il 31 dicembre 2021 ma “in ogni caso, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro”. In pratica, come nei casi di assenza ingiustificata e di sospensione, non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento: niente stipendio ma non si perderà il posto di lavoro.

Green pass, cosa cambia per i privati

Nello specifico il decreto prevede dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021 – termine di cessazione dello stato di emergenza – il divieto di accedere ai luoghi di lavoro senza il green pass. Il testo infatti riporta che “al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso nei luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire su richiesta la certificazione verde COVID-19”. Per il settore privato si applicano insomma le stesse norme previste per la pubblica amministrazione, compreso il fatto che “i datori di lavoro sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni”.

Chi è esente dal green pass

Il decreto prevede che non si applicherà l’obbligo di green pass “ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute”.

Green pass anche in smart working

Nessun accenno o riferimento allo smart working nella bozza del decreto sull’estensione del green pass a tutti i posti di lavoro arrivata sul tavolo del Cdm. La questione oggi è stata affrontata in cabina di regia, non è escluso che delle misure ad hoc arrivino a Consiglio dei ministri in corso. Oggi, durante la cabina di regia, sarebbe stato il ministro Federico D’Incà a chiedere delucidazioni su eventuali estensioni del passaporto vaccinale per chi lavora da casa. La questione sarebbe stata poi affrontata dal ministro Renato Brunetta -favorevole a una stretta anche per chi è in smart working così da non gravare su turni e rotazioni in ufficio- e il premier Mario Draghi.

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