• Aprile 18, 2024

Dall’Islanda nuovo studio shock: “Sorprendentemente (per loro), 2 o più dosi di vaccino sono associate a una PROBABILITÀ SUPERIORE DI REINFEZIONE rispetto a 1 dose o NIENTE”

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Un nuovo studio approvato dal Comitato nazionale di bioetica islandese, ha monitorato tutte le persone precedentemente infettate da SARS-CoV-2 per la reinfezione durante l’ondata di Omicron in Islanda, definita dal 1° dicembre 2021 (primo caso diagnosticato di Omicron in Islanda) fino alla fine del periodo di studio il 13 febbraio 2022. 

I risultati dello studio sono a dir poco sorprendenti, si evince infatti che la probabilità di REINFEZIONE è maggiore per i soggetti che hanno ricevuto due o più vaccinazioni rispetto a quelli che ne hanno ricevuta solo una o nessuna.

Riportiamo la discussione:

“In questo studio di coorte basato sulla popolazione, una percentuale sostanziale di persone ha sperimentato la reinfezione da SARS-CoV-2 durante i primi 74 giorni dell’ondata Omicron in Islanda, con tassi fino al 15,1% tra quelli di età compresa tra 18 e 29 anni. Un tempo più lungo dall’infezione iniziale era associato a una maggiore probabilità di reinfezione, sebbene la differenza fosse inferiore al previsto. 

Sorprendentemente, 2 o più dosi di vaccino erano associate a una probabilità superiore di reinfezione rispetto a 1 dose o meno. 

Questa scoperta dovrebbe essere interpretata con cautela a causa dei limiti del nostro studio, che includono l’incapacità di adeguarsi alle complesse relazioni tra infezione precedente, idoneità al vaccino e condizioni sottostanti. È importante sottolineare che entro il 1° dicembre 2021 tutte le persone di età pari o superiore a 12 anni potevano ricevere 2 o più dosi di vaccino gratuitamente,5 rispetto solo al 25,5% della nostra coorte di persone precedentemente infette. I nostri risultati suggeriscono che la reinfezione è più comune di quanto si pensasse in precedenza. Ora la domanda chiave è se l’infezione con la variante Omicron produrrà una migliore protezione contro la reinfezione di Omicron, rispetto ad altre varianti”.

I risultati sono eloquenti e i commenti sono decisamente superflui.

Link allo studio: https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/article-abstract/2794886

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