• Maggio 19, 2022

Le case farmaceutiche non hanno avvisato gli Stati e le Agenzie del Farmaco sulla breve durata dei vaccini

Inizialmente si diceva che i vaccini sarebbero stati la salvezza del mondo, come il green-pass il passaporto per la libertà e la ripresa. Poi hanno iniziato a segnalare casi di contagiati e anche di decessi tra i vaccinati. Infine, ora viene detto che la durata dei vaccini sia due mesi, o nelle migliori ipotesi tra i quattro e i sei mesi.

Il prof. Andrea Crisanti, Direttore di Microbiologia a Padova, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano” denuncia i silenzi della case farmaceutiche: “Le aziende produttrici dei vaccini conoscono da mesi i dati sulla diminuzione della copertura nel tempo, ma sembrerebbe che non li abbiano comunicati alle agenzie regolatorie e alle autorità politiche. Oppure queste ultime non li hanno divulgati. Sicuramente non sono stati condivisi con la comunità scientifica. Non so se ci fossero obblighi giuridici, certamente c’era un obbligo morale.I trial di Pfizer sono iniziati a settembre, quindi ad aprile sapevano che la protezione iniziava a diminuire dopo sei mesi. Noi l’abbiamo saputo solo dagli studi condotti in Israele. Johnson & Jonhson inizia a perdere efficacia dopo due mesi, lo apprendiamo ora. Ma l’azienda deve averlo saputo due mesi dopo la conclusione del trial, cioè quando hanno iniziato a vaccinare la popolazione”.

La FDA ha già autorizzato il richiamo Johnson&Johnson a due mesi e a breve si esprimeranno EMA ed AIFA.

Vuol dire, in sostanza, che il vaccino monodose non era monodose.

Anche Pfizer è venuta subito a conoscenza della diminuzione della protezione vaccinale dopo sei mesi.

Infatti, le vaccinazioni in Europa sono iniziate a fine dicembre 2020 e già l’11 marzo 2021 il direttore finanziario di Pfizer Frank D’Amelio, alla Global Healthcare conference della britannica Barclays, rivolgendosi agli investitori affermava: “Vogliamo stare al passo con le varianti. Valuteremo quindi una terza dose del nostro vaccino, un richiamo, per capire la durata dell’immunità e l’efficacia contro queste varianti”. Credevano già allo “sviluppo endemico” della pandemia e alla “rivaccinazione annuale”.

Se si prende in considerazione l’autorizzazione EMA per il vaccino di Pfizer e Biontech, il produttore aveva l’obbligo di comunicare con continuità i dati e poi i risultati completi, l’esito cioè del follow up successivo all’autorizzazione condizionale (cioè condizionata all’assolvimento di determinati obblighi) da parte dell’agenzia europea, ma questo solo nel dicembre 2023, ovvero a un anno dalla conclusione del trial iniziato nel 2020 (fase 1) nei primi mesi della pandemia. Un obbligo specifico relativo alla durata della protezione non c’era, secondo un qualificato addetto ai lavori interpellato da “Il Fatto Quotidiano”, perché in quel momento si guardava piuttosto all’efficacia e alla sicurezza dei vaccini.

Lo scorso luglio, come riportato in Italia dal manifesto, il trial di Pfizer è stato interrotto perché era necessario vaccinare anche i volontari che, nell’esperimento cosiddetto “a doppio cieco”, avevano ricevuto il placebo. L’azienda ha concordato con Ema di trasformarlo in uno studio sulla terza dose, che è stata poi autorizzata da Fda e dall’agenzia europea, sul presupposto della diminuzione a sei mesi della copertura, in particolare per gli anziani, comunicando anche i dati sulle reinfezioni.

FONTE

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