• Aprile 18, 2024

Cosa rivela il nuovo report

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Un nuovo importante report pubblicato nei giorni scorsi ha rilevato che tre persone sono mancate a casa senza alcuna malattia preesistente poco dopo la –parola censurata-, secondo lo studio, sono state probabilmente uccise dal –parola censurata-. Si è rilevato che altri due decessi sono probabilmente dovuti al –parola censurata-.

Il report, pubblicato su Clinical Research in Cardiology, la rivista ufficiale della German Cardiac Society, ha citato in dettaglio i referti delle autopsie effettuate presso l’ospedale universitario di Heidelberg nel 2021. Lo studio, con a capo i dottori Thomas Longerich e Peter Schirmacher, ha rilevato che in cinque decessi avvenuti entro una settimana dalla prima o la seconda dose di –parola censurata-con Pf.zer o M.derna, l’infiammazione del tessuto cardiaco dovuta a una risposta autoimmune innescata dal –parola censurata-aveva probabilmente o forse causato la morte.
In totale il report ha esaminato 35 autopsie eseguite presso l’Università di Heidelberg su persone decedute entro 20 giorni dalla –parola censurata-Covid, di cui 10 ritenute all’esame dovute a una malattia preesistente e non al –parola censurata-. Per i restanti 20 casi, il report non ha escluso il –parola censurata-come causa di morte. Quasi tutti i casi rimanenti erano decessi per causa cardiovascolare, come indicato nella tabella sottostante, in particolare 21 dei 30 decessi sono attribuiti a una causa cardiovascolare. Uno di questi è attribuito ai coaguli di sangue (VITT) derivanti dalla –parola censurata-Astr.Zeneca (il report esaminava specificamente i decessi per miocardite post –parola censurata-) e gli altri 20 decessi sono definiti genericamente per altre cause cardiovascolari.


Per i cinque decessi nel report principale attribuiti come probabili o possibilmente dovuti ai –parola censurata-, gli autori affermano:

“Tutti i casi non avevano pregressi di malattia coronarica significativa, manifestazioni acute o croniche di cardiopatia ischemica, manifestazioni di cardiomiopatia o altri segni di una malattia cardiaca preesistente clinicamente rilevante”.

Ciò indica che gli autori si sono limitati ai decessi in cui non c’erano “malattie cardiache preesistenti, clinicamente rilevanti”, ma nel report non si ipotizza alcuna causa.

Il dottor Schirmacher ha detto:

“Abbiamo incluso solo i casi in cui la situazione era inequivocabilmente chiara e nessun’altra causa di morte era dimostrabile nonostante tutti gli sforzi. Non possiamo escludere effetti del –parola censurata– negli altri casi, ma qui avevamo una potenziale causa alternativa di morte (ad esempio infarto del miocardio, embolia polmonare). In presenza di cardiomiopatia ischemica grave è quasi impossibile escludere effetti di miocardite o escludere definitivamente alterazioni infiammatorie dovute alla –parola censurata-. Questi casi non sono stati inclusi.

Non abbiamo cercato di includere o trovare tutti i casi, ma solo di valutare le caratteristiche dei casi definitivi, inequivocabili al di là di ogni dubbio. Solo così si possono stabilire le caratteristiche tipiche; altrimenti criteri meno severi possono portare alla “contaminazione” nei confronti della collettività; è assolutamente plausibile che in base a questi criteri potremmo aver perso ulteriori casi, ma l’intenzione del nostro studio non è mai stata quantitativa o di estrapolazione, e vi sono numerosi pregiudizi positivi e negativi. Ma volevamo fissare dei punti fermi, non puntare alla dimensione dei casi”.

È ovviamente molto probabile che i –parola censurata– possano aver influito sui decessi anche in presenza di una condizione cardiovascolare sottostante e, in effetti, molto probabile che ciò accada. Quindi questi cinque decessi sono il numero minimo tra quelli in cui sono coinvolti i –parola censurata-, quelli in cui non c’è altra spiegazione plausibile.

Vale la pena notare che inizialmente nel 2021, quando furono eseguite per la prima volta le autopsie, il dottor Schirmacher dichiarò che il suo team aveva concluso che il 30-40 percento dei decessi era dovuto ai –parola censurata-. Queste stime precedenti possono darci una migliore indicazione di quanti dei decessi gli autori pensano siano realmente attribuibili ai –parola censurata-, quando non sono vincolati da studi altamente prudenti (e guardando cause oltre alla miocardite). Si noti che queste percentuali si basano su una selezione di decessi avvenuti poco dopo la –parola censurata-, non su un campione casuale di tutti i decessi, quindi gli autori avvertono giustamente che non è possibile effettuare alcuna stima del rischio individuale da essi.

Le autopsie hanno trovato la proteina spike dei –parola censurata– presente nel tessuto cardiaco? I campioni delle autopsie relative ai cinque decessi attribuiti al –parola censurata– sono stati testati per agenti infettivi tra cui SARS-CoV-2 (in un caso rivelando “bassi numeri di copie virali” di un virus dell’herpes, che gli autori hanno ritenuto insufficienti per spiegare l’infiammazione). Tuttavia, non sono stati eseguiti test specifici per la proteina spike del virus o la proteina nucleocapside, come sono stati utilizzati con successo in altre autopsie per valutare la possibile causa –parola censurata-, quindi questa prova non era disponibile per queste autopsie.

Le autopsie nel report riguardano casi di decessi dopo le dosi 1 e 2, non eventuali dosi di richiamo e solo i decessi entro 20 giorni dalla –parola censurata-, quindi il report non affronta direttamente la questione di cosa abbia causato il numero elevato di morti cardiache da quando il richiamo è stato lanciato da autunno 2021 o se i vaccini possano scatenare morte cardiovascolare settimane o mesi dopo. Altre autopsie hanno, comunque, confermato che la proteina spike può persistere nel corpo per settimane o mesi dopo la –parola censurata– e innescare un attacco autoimmune fatale al cuore.

Ciò che fa il rapporto, tuttavia, è stabilire che le persone che mancano improvv.samente nei giorni immediatamente successivi alla –parola censurata– potrebbero essere morte a causa di un attacco cardiaco autoimmune correlato al –parola censurata-. Conferma anche quanto possa essere mortale anche una lieve miocardite indotta da –parola censurata– e quindi perché studi come quello thailandese, che individua effetti avversi cardiovascolari in circa un terzo degli adolescenti (29,2%) dopo la –parola censurata– Pfizer e infiammazione cardiaca subclinica in uno su 43 ( 2,3 per cento), e lo studio svizzero che ha rilevato almeno il 2,8 per cento con miocardite subclinica e livelli elevati di troponina (che indicano un danno cardiaco) in tutte le persone –parola censurata-, sono così preoccupanti.

Gli autori del nuovo studio scrivono diplomaticamente che “l’incidenza riportata” di miocardite dopo la –parola censurata– è “bassa” e che i rischi di ospedalizzazione e morte associati a COV.19 sono “dichiarati maggiori del rischio registrato associato alla –parola censurata– COV.19 ”.

Il fatto che coloro che mancano improvv.samente dopo la –parola censurata– possano essere morti per gli effetti nascosti del –parola censurata– Covid sul loro cuore è quindi ormai pacificamente stabilito nella letteratura medica. La grande domanda rimanente è quanto spesso si verifica.

FONTE

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