• Agosto 16, 2022

Davide Bristot morto a 18 anni, la disperazione del padre: «Voglio sapere la verità»

«Non voglio incolpare nessuno, solo piangere il mio Davide e ricordare che era proprio un bravo “bocia”». Paolino Bristot, il padre di Davide Bristot, il 18enne morto nella notte nel luglio scorso.

Davide Bristot, 18 anni, era arrivato al pronto soccorso con mal di testa e vomito. I genitori oggi chiedono ancora chiarezza sulle circostanze del decesso: “Diteci la verità

“Vogliamo e pretendiamo di sapere la verità perché non è giusto morire in questo modo”. Non si danno pace Barbara Vanz e Paolo Bristot, i genitori di Davide, il 18enne di Sedico (Belluno) morto nella notte tra il 13 e il 14 luglio 2021. Il ragazzo era stato visitato al pronto soccorso per via di un forte mal di testa e vomito ma il medico di turno non aveva ritenuto necessario il ricovero. Pare, inoltre, che il giovane non sia stato sottoposto agli accertamenti di routine. “Sarebbe bastato un esame del sangue per salvarlo”, raccontano la mamma e il papà del 18enne in una lettera aperta rilanciata da ilmessaggero.it.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Simone Marcon, avrebbero fatto emergere che il medico del Pronto Soccorso che aveva visitato Davide quel giorno ha avuto una condotta di “colpa grave per imprudenza e negligenza” si legge nella perizia redatta dal medico legale Antonello Cirnelli. “Ci è stato detto – raccontano i genitori  – che l’esame del sangue avrebbe consentito la semplice verifica dei valori mancanti (sodio, potassio, magnesio). Davide era un ragazzo giovane, sano, in forma. Una visita più accurata e, appunto, un semplice esame del sangue avrebbero potuto agevolmente suggerire la corretta diagnosi, anche in relazione agli altri evidenti sintomi che provava, come il mal di testa e il vomito. A quel punto, una semplice somministrazione delle sostanze carenti gli avrebbe potuto salvare la vita”.

Le conclusioni del medico legale

Davide aveva lasciato l’ospedale in condizioni precarie.Tanto che, secondo quanto riporta Il Messaggero, avrebbe necessitato di qualcuno che lo sorreggese per camminare. È morto qualche ora dopo le dimissioni dal pronto soccorso, nella notte tra il 13 e il 14 luglio, a casa propria. “Il medico non ha identificato il problema e il rischi ad esso connesso; – si legge nel referto medico-legale -nel contempo, nulla ha operato, in modo completo e risolutivo perché ciò avvenisse. Il medico ha emesso di verificare la condizione ematochimica del ragazzo demandando poi ad altri l’esecuzione di ulteriori controlli (visita neurologica) senza avanzare, dal canto suo, la benché minima diagnostica”.

L’appello dei genitori

genitori del 18enne si sono premurati anche di verificare se vi fosse un’eventuale predisposizione familiare che potesse spiegare l’alterazione dei parametrici idroelettrici riscontrati post-mortem. “Le risposte sono state sempre univoche e molto precise – precisano la mamma e il papà di Davide – per salvare il nostro amato figlio sarebbe bastata sola poca attenzione in più, un semplice esame del sangue sulla provetta con il prelievo che gli hanno effettuato ma che, purtroppo, è stato gettato praticamente subito”. La speranza è che i nuovi accertamenti disposti dal gip possano chiarire le circostanze decesso e far emergere la verità: “Non abbiamo le competenze né la presunzione di giudicare nessuno – concludono i genitori del ragazzo – ma la nostra convinzione è che Davide si sarebbe salvato con poca attenzione in più. A noi resta solo la certezza che, da quella sera, il sorriso di Davide non lo abbiamo più visto”.

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