• Maggio 17, 2022

L’inchiesta del Financial Times sul business del vaccino Pfizer: “È stato un colpo di fortuna che capita una volta in un secolo”

Nei giorni scorsi il Financial Times ha pubblicato un’inchiesta sul vaccino Covid Comirnaty di Pfizer-Biontech.

Il Financial Times ha parlato con più di sessanta persone coinvolte nel processo di sviluppo e commercializzazione dei vaccini, compresi alcuni attuali ed ex dipendenti della Pfizer e funzionari di governo di tutto il mondo.

Lawrence Gostin, professore di diritto sanitario globale alla Georgetown university, negli Stati Uniti, sostiene che la Pfizer e altri produttori di vaccini hanno imposto facilmente le loro condizioni nelle contrattazioni, perché i Governi nazionali non riuscivano a controbattere: “Non ho niente contro le grandi case farmaceutiche. Anzi, penso che abbiano fatto un miracolo, che sia stato un trionfo della scienza. Ma dire che stanno esercitando il loro potere in modo equo, aperto e compassionevole, sarebbe una vera menzogna”.

Moncef Slaoui era stato incaricato dall’amministrazione statunitense di garantire la fornitura di vaccini. Slaoui era un veterano della GlasgowSmithKline (Gsk) anche lui è rimasto sconvolto dal fatto che la Pfizer chiedesse un prezzo così alto. Durante le trattative la tensione è aumentata. Slaoui sostiene di aver criticato apertamente Bourla perché cercava di trarre vantaggio da una “pandemia che capita una volta ogni secolo”. Un funzionario del governo coinvolto nei negoziati ha accusato la Pfizer di “giocare duro in un periodo di emergenza nazionale”. E poi ha aggiunto: “Come potremmo avere un debole per loro?”.

Il successo del vaccino Pfizer non è stato costruito sui risultati della sua ricerca, ma principalmente sulla capacità di produzione, che nel 2021 è aumentata vertiginosamente. In questo modo l’azienda è riuscita a sottrarre quote di mercato alle concorrenti AstraZeneca e Johnson&Johnson, che avevano messo in commercio un vaccino più economico. Insieme alla Biontech, la Pfizer gestiva nove strutture – le più grandi a Kalamazoo, negli Stati Uniti, e a Puurs, in Belgio – e una ventina di produttori in appalto. Ha fatto di tutto per garantire la produzione. Quando non è stata in grado di trovare un adeguato strumento di conservazione per i suoi vaccini durante il trasporto, ha progettato da sola un contenitore termico. E per assicurarsi il ghiaccio secco necessario per mantenerli freddi ha aperto una fabbrica. Questa combinazione di controllo e competenza ha permesso un notevole balzo in avanti della produttività. Quando la Pfizer ha cominciato a consegnare il vaccino, ci volevano in media 110 giorni per inserirlo in una fiala, oggi ne bastano 31. A gennaio l’azienda ha affermato di poter fornire due miliardi di dosi entro la fine dell’anno, ma ad agosto ha dichiarato che era sulla buona strada per produrne tre miliardi. L’anno prossimo prevede di consegnare quattro miliardi di dosi.

Al contrario, l’AstraZeneca ha avuto difficoltà ad aumentare la produzione. L’azienda farmaceutica anglosvedese, che aveva stretto una partnership con l’università britannica di Oxford, aveva programmato di consegnare trecento milioni di dosi all’Unione europea nei primi sei mesi di quest’anno. Ma a causa di una serie di problemi ha ridotto drasticamente le sue consegne a cento milioni. I politici europei erano così arrabbiati che hanno portato l’AstraZeneca in tribunale. Gli stessi problemi si sono verificati con la J&J, che a un certo punto ha sospeso la distribuzione nell’Unione europea.

Nel gennaio del 2021 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha cominciato a contattare Albert Bourla. Quando, in primavera, era ormai noto che la Pfizer avrebbe avuto più dosi a disposizione, ha deciso di negoziare un mega accordo per 1,8 miliardi di dosi, da consegnare entro il 2023. “I paesi dell’Unione volevano garantirsi in anticipo l’accesso al vaccino per i prossimi anni”, dice Sean Marett, il responsabile commerciale della Biontech, e aggiunge che il prezzo non era il problema principale dei negoziati. “Penso che la cosa più importante fosse la sicurezza e l’affidabilità. La gente aveva paura. Si percepiva. L’Europa era preoccupata dai lockdown e dalle varianti e voleva rassicurare le persone”.

Ora l’Unione europea si aspetta dalla Pfizer una quantità di dosi cinque volte maggiore rispetto all’altro suo principale fornitore, l Moderna. Un impegno così grande di solito si traduce in una riduzione dei prezzi. Invece la Pfizer li ha aumentati di oltre un quarto rispetto alla negoziazione iniziale: da 15,50 euro a 19,50. Von der Leyen ha accettato. La Pfizer ha anche aumentato allo stesso modo il prezzo nei contratti del 2021 con gli Stati Uniti e il Regno Unito. Jillian Kohler, direttrice del Centro per la governance, la trasparenza e la responsabilità nel settore farmaceutico, che collabora con l’OMS, afferma che la Pfizer ha sempre avuto la fama di essere “abbastanza aggressiva” e “interessata alla massimizzazione dei profitti a scapito di tutto il resto”. Ma la pandemia ha amplificato il suo potere, “aumentando la sua capacità di fare richieste eccezionali ai governi”.

Ora la Pfizer ha lanciato la campagna pubblicitaria “La scienza vincerà”, mentre Bourla sta scrivendo un libro sulla sua “impresa”. Il manager ripete che la Pfizer resterà in una posizione di forza nel mercato dei vaccini anticovid perché probabilmente ci sarà bisogno di richiami per anni. Ha dichiarato agli investitori che la Pfizer ha salvato più vite di qualsiasi altra azienda farmaceutica e che i suoi ottanta miliardi di dollari di entrate previsti quest’anno sono probabilmente un record assoluto.

Secondo Geoffrey Porges, un analista della banca d’investimenti Svb Leerink, specializzata nel settore sanitario, questa forza economica alimenterà la crescita della Pfizer per anni: “È stato un colpo di fortuna che capita una volta in un secolo”.

FONTE

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