• Dicembre 5, 2022

Nuovo studio evidenzia maggiore incidenza di miocarditi e pericarditi post V. nei giovani, ma i giornali italiani scrivono: “Confermata la sicurezza”. Come i media distorcono la realtà

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Un nuovo studio canadese appena pubblicato e intitolato “Observed versus expected rates of myocarditis after SARS-CoV-2 vaccination: a population-based cohort study” (Tassi osservati rispetto ai tassi attesi di miocardite dopo la vaccinazione SARS-CoV-2: uno studio di coorte basato sulla popolazione), ancora una volta conferma che le vaccinazioni mRNA Covid-19 sono collegate all’aumento dei tassi di miocardite che si stanno rilevando soprattutto nelle fasce più giovani.

Peccato che i media italiani, forse fuorviati dalle “conclusioni” dell’articolo canadese, abbiano colto l’occasione per rilanciare il solito messaggio del “sicuro ed efficace”, ma in maniera fraudolenta e decisamente pericolosa, proprio perchè la coorte che lo studio rivela essere in assoluto più a rischio è quella dei giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni.

Vediamo nello specifico cosa riporta lo studio, leggiamo:

Sfondo: Le valutazioni post-marketing hanno collegato la miocardite ai vaccini mRNA SARS-CoV-2. Abbiamo cercato di stimare l’incidenza della miocardite dopo la vaccinazione con mRNA contro SARS-CoV-2 e di confrontare l’incidenza con i tassi attesi sulla base dei tassi storici di fondo nella British Columbia.

Sono stati quindi confrontati i tassi attesi (quelli che in assenza di vaccinazioni mRNA probabilmente si sarebbero statisticamente verificati), con i tassi che realmente si sono presentati post vaccino, proprio per valutarne una eventuale correlazione.

Premessa: “L’esposizione primaria era qualsiasi dose di un vaccino mRNA contro SARS-CoV-2. L’esito primario era l’incidenza di ricovero ospedaliero o di visite al pronto soccorso per miocardite o miopericardite entro 7 e 21 giorni dopo la vaccinazione, calcolati come tassi di miocardite per 100.000 dosi di vaccino mRNA, tassi attesi di casi di miocardite e rapporti osservati/attesi.”

Risultati 

“Sono stati identificati 99 casi incidenti di miocardite entro 7 giorni, rispetto ai 7 casi attesi, e 141 casi entro 21 giorni dopo la vaccinazione, rispetto ai 20 casi previsti. La maggior parte dei casi si è verificata tra i maschi e dopo la seconda dose. Tra gli individui con miocardite, in media, i maschi erano più giovani delle femmine (28 contro 45 anni tra i casi entro 7 d; 31 contro 49 anni tra i casi entro 21 d). Il tasso complessivo di miocardite è stato di 0,97 per 100.000 dosi di vaccino mRNA (IC 95% 0,78-1,17) utilizzando una finestra di rischio di 7 giorni, rispetto al tasso atteso di 0,13 per 100.000 abitanti (IC 95% 0,06-0,28). Il tasso complessivo utilizzando una finestra di rischio di 21 giorni è stato di 1,37 per 100.000 dosi di vaccino mRNA (IC 95% 1,16-1,62), rispetto a un tasso atteso di 0,39 per 100.000 abitanti (IC 95% 0,26-0,63). Utilizzando una finestra di rischio di 7 giorni, abbiamo osservato tassi più elevati di miocardite tra i maschi rispetto alle femmine (1,64, 95% CI 1,30-2,04 v. 0,35, 95% CI 0,21-0,55). I tassi di miocardite erano più alti tra le persone di età compresa tra 12 e 17 anni (2,64, IC 95% 1,54-4,22) e quelli di età compresa tra 18 e 29 anni (2,63, IC 95% 1,94-3,50) e più bassi tra quelli di età compresa tra 70 e 79 anni (0,24, IC 95% 0,05-0,71). Abbiamo osservato queste differenze con entrambi i tipi di vaccino, ma tassi più elevati di miocardite sono stati osservati con il vaccino mRNA-1273 rispetto al vaccino BNT162b2 (1,44, 95% CI 1,06-1,91 v. 0,74, 95% CI 0,56-0,98). La maggiore differenza nei tassi di miocardite tra i vaccini mRNA-1273 e BNT162b2 è stata osservata dopo la seconda dose nei maschi di età compresa tra 18 e 29 anni (22,1, IC 95% 14,1-32,8 contro 5,1, IC 95% 2,7-8,7). I tassi complessivi di miocardite sono stati inferiori dopo la terza dose rispetto alla seconda dose (0,76, IC 95% 0,45-1,20 v. 1,90, IC 95% 1,50-2,39) . Tra quelli di età compresa tra 12 e 17 anni, che hanno ricevuto solo vaccini BNT162b2, i tassi di miocardite dopo la seconda e la terza dose erano simili (maschi: 6,7, 95% CI 3,1-12,8 v. 7,0, 95% CI 1,4-20,5; femmine: 1,5, 95% CI 0,2-5,5 v. 0, 95% CI 0-8,2) . Abbiamo osservato un modello simile di risultati utilizzando una finestra di rischio di 21 giorni “[…]

Non sembrano certamente dati incoraggianti sotto il profilo della sicurezza, tutt’altro!

Ma andiamo a leggere l’interpretazione degli autori:

“In questo studio di coorte basato sulla popolazione, i tassi osservati di ricoveri ospedalieri o visite al pronto soccorso per miocardite dopo la vaccinazione mRNA per SARS-CoV-2 erano più alti del previsto in base ai tassi di background storici, in particolare dopo la seconda dose, tra coloro che hanno ricevuto il vaccino mRNA-1273 (Moderna), tra i maschi e tra i pazienti più giovani (18-29 anni). I più alti tassi di miocardite sono stati osservati dopo la seconda dose di vaccino tra i maschi di età compresa tra 18 e 29 anni. In questo sottogruppo, i tassi erano circa quattro volte più alti con il vaccino mRNA-1273 rispetto al vaccino BNT162b2 (Pfizer-BioNTech). Abbiamo anche scoperto che i tassi di miocardite erano più bassi dopo la terza dose di vaccino rispetto a dopo la seconda dose”[…] 

Una bella ammissione! Quindi ci si aspetterebbe che gli autori lanciassero un segnale di sicurezza al riguardo, ad esempio invitando le autorità competenti a somministrazioni attente ed oculate e soprattutto a una rigorosa valutazione dei rischi e dei benefici della vaccinazione, proprio in quella fascia d’età che sappiamo bene essere in assoluto quella meno a rischio di complicazioni in seguito a infezione da Covid-19.

Invece:

” In definitiva, i nostri risultati mostrano la sicurezza complessiva del vaccino mRNA. I tassi complessivi di miocardite per 100.000 dosi erano ancora molto bassi per entrambi i prodotti vaccinali”

Cooosa?

Come siamo oramai abituati ad osservare in questi ultimi anni, anche questo studio finisce per concludere qualcosa di completamente diverso rispetto ai dati che ha rivelato.

Hanno appena dimostrato che l’incidenza di miocardite e pericardite è assolutamente più alta in seguito a vaccinazione mRNA nelle fasce più giovani con una correlazione schiacciante, ma finiscono col concludere che “tuttavia i risultati mostrano la sicurezza complessiva del vaccino mRNA”.

Dissociazione cognitiva a parte, vediamo qual è il motivo di questo bizzarro responso:

“Date le prove emergenti, potrebbe esistere una potenziale associazione causale tra i vaccini mRNA SARS-CoV-2 e la miocardite. Tuttavia, le valutazioni rischio-beneficio hanno determinato che i benefici dell’uso di vaccini mRNA SARS-CoV-2 superano i rischi di miocardite.[…]

Sebbene i tassi osservati di miocardite fossero più alti del previsto, i benefici della vaccinazione contro SARS-CoV-2 nel ridurre la gravità di COVID-19, il ricovero ospedaliero e i decessi superano di gran lunga il rischio di sviluppare miocardite

Ebbene sì, la conclusione è proprio che “i benefici della vaccinazione contro SARS-CoV-2 nel ridurre la gravità di COVID-19, il ricovero ospedaliero e i decessi superano di gran lunga il rischio di sviluppare miocardite“, proprio in quella fascia d’età che corre un rischio da Covid pari quasi a ZERO.

Ma siamo noi a dispensare fake news…A voi le conclusioni.


LINK ALLO STUDIO: Observed versus expected rates of myocarditis after SARS-CoV-2 vaccination: a population-based cohort study | CMAJ

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