• Agosto 16, 2022

Studente 15enne si suicida dopo essere stato vittima di bullismo a causa del suo stato di vaccinazione COVID-19

Uno studente di 15 anni della Latin School di Chicago è stato “tormentato regolarmente” dagli studenti della prestigiosa scuola fino a quando non è morto per suicidio a gennaio, secondo una causa intentata lunedì.

La causa, presentata dai genitori del ragazzo, Robert e Rosellene Bronstein, accusa gli amministratori della scuola di “incapacità volontaria” di agire contro il bullismo, anche se hanno ricevuto numerose denunce dal ragazzo e dalla sua famiglia. La denuncia, presentata nella contea di Cook, nomina la scuola, un certo numero di dipendenti e genitori dei presunti bulli.

Latin, una scuola di alto livello che chiede più di $ 40.000 all’anno in tasse scolastiche, annovera l’ex first lady Nancy Reagan, l’ex giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti John Marshall Harlan II e altre figure pubbliche ben note come ex alunni.

In una dichiarazione, la scuola ha definito le affermazioni infondate. Ha detto che “soffre profondamente” per la morte di uno dei suoi studenti, ma che ha intenzione di “difendersi vigorosamente”.

“Le accuse di illeciti da parte dei funzionari scolastici sono inesatte e fuori luogo”, si legge nella dichiarazione. “La facoltà e il personale della scuola sono persone compassionevoli che mettono al primo posto gli interessi degli studenti, come hanno fatto in questo caso”.

Il ragazzo, identificato come N.B. nella causa, è stato trasferito alla Latin dalla Francis Parker School.

Uno studente della scuola, i cui genitori sono nominati nella causa, ha diffuso la voce che il ragazzo non fosse vaccinato, afferma la causa. Sebbene sia stato vaccinato, il ragazzo è stato molestato per il suo stato di vaccinazione percepito, dice la causa.

Il bullismo si è intensificato dal momento in cui, secondo la causa, un insegnante di fronte alla classe ha riferito al ragazzo, che il suo presunto stato vaccinale non gli avrebbe consentito di arrivare “da nessuna parte nella vita”, afferma la causa. Successivamente è partito il cyberbullismo come si legge in un thread di messaggi di testo di gruppo da parte dei membri della squadra di basket junior varsity e sull’app di social media Snapchat. Un messaggio Snapchat circolato in giro per la scuola diceva del ragazzo: “Sei una persona terribile”.

Il 13 dicembre, uno studente ha inviato un messaggio Snapchat al ragazzo incoraggiandolo a uccidersi, afferma la causa.

N.B. ha poi incontrato un amministratore della scuola per segnalare l’atto di bullismo, dice la causa, ma l’amministratore non ha interpellato nessuno degli studenti coinvolti nel cyberbullismo.

La madre Rosellene Bronstein, aveva parlato con un consulente scolastico a proposito del bullismo, confessando il timore che suo figlio potesse farsi del male e nella stessa occasione aveva chiesto l’intervento di uno psichiatra.

Rosellene Bronstein ha informato i dipendenti della scuola degli atti di bullismo numerose volte, ma la scuola ha sempre respinto le sue preoccupazioni come “problemi familiari”, dice la causa. Solo a novembre e ottobre, ha contattato la Latin più di 30 volte.

Nonostante abbiano politiche anti-bullismo e una dichiarata politica di “tolleranza zero” per l’incitamento all’odio, gli amministratori scolastici hanno chiuso un occhio sulle richieste “sempre più disperate” di aiuto della famiglia Bronstein, secondo la denuncia.

Il ragazzo aveva anche denunciato il bullismo subìto a un preside della scuola, parlando di “abusi ripetuti per mesi”, ma è stato ignorato, dice la denuncia.

E’ morto il 13 gennaio.

La causa sostiene che Latin ha violato una legge statale che richiede a tutte le scuole dell’Illinois di indagare sulle segnalazioni di bullismo e informare i genitori degli studenti coinvolti. Accusa anche la scuola di consentire una cultura del bullismo, come documentato in un account Instagram che evidenzia presunti casi di bullismo, molestie e incitamento all’odio. La causa dice che anche la sorella di N.B. è stata vittima di bullismo alla Latin.

“Mio figlio era così solo”, ha dichiarato Rosellene Bronstein nel comunicato. “Non solo gli amministratori che avrebbero dovuto proteggerlo hanno ignorato le sue grida di aiuto, ma hanno anche egoisticamente cercato di proteggere la loro reputazione dopo la sua morte, piuttosto che avere la decenza di essere onesti con la nostra famiglia in lutto. Questo è un fallimento legale e morale che ci ha causato dolore e agonia indescrivibili”.

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